#Anci2021

Inclusione e innovazione sociale, le sfide aperte per i sindaci in vista dell’attuazione del Pnrr

PARMA – Innovazione sociale per un Paese più giusto: questo il tema al centro del dibattito che ha aperto i lavori dell’ultima giornata della XXXVIII Assemblea Anci che si chiude oggi alla Fiera di Parma. Stimolati da Giovanna Vitale di Repubblica, sindaci di diverse città italiane si sono confrontati sul tema che rappresenta la missione cinque del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Dario Allevi, sindaco di Monza e delegato Anci all’ istruzione e politiche educative dell’Anci ha ricordato la mole notevole destinata dal Pnrr al comparto della scuola: “Parliamo di un investimento di 17,5 miliardi di euro, di cui cinque destinati agli enti locali con avvisi pubblici che arriveranno entro la fine di questo mese e con una graduatoria pubblicata entro marzo 2022”. Una massa di risorse mai vista e “che fa tremare i polsi agli amministratori locali che dovranno spendere presto e ben per non incorrere nelle penalità previste dalla Ue”. Come riuscire nell’impresa? Allevi non ha dubbi: “bisogna velocizzare al massimo le procedure, pensiamo che una quota di 700 milioni di euro è stata già assegnata ad inizio anno ai Comuni, ma ancora aspettiamo il semaforo verde del suo decreto attuativo”, ha ricordato il sindaco di Monza. E poi la semplificazione e l’assunzione di personale qualificato nelle amministrazioni: “oggi si fa fatica a trovarne sul mercato, speriamo di risolvere la questione con il governo”.
Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano e Vicepresidente dell’Associazione ha invece auspicato un vero e proprio cambio di paradigma culturale per cogliere le sfide poste dal Pnrr. “Soprattutto al Sud negli ultimi decenni si è pensato più ai benefici che ai beneficiari, non è importante il numero di corsi di formazione attivati, ma quello di posti di lavoro creati”, ha sottolineato. Questa rivoluzione culturale è necessaria perché “si rischia di scivolare da una logica assistenziale ad una clientelare e in certe realtà del Paese, fuori dalla porta dei sindaci c’è la criminalità pronta ad approfittarne: noi amministratori – ha ribadito – dobbiamo fare di tutto per tenere chiusa quella porta”.
Il Pnrr apre importanti sfide anche sul terreno dell’integrazione degli immigrati e delle aree marginali del Paese che vogliano contribuire in maniera fattiva alla rinascita dell’Italia.

“Avere degli strumenti per fare inclusione sociale garantendo accoglienza a chi arriva, grazie alla formazione linguistica e personale e con operatori qualificati, è necessario non solo per la tutela di chi viene accolto ma anche delle comunità che accolgono”, ha evidenziato Matteo Biffoni sindaco di Prato e Presidente Fondazione Cittalia. Parlando anche nel suo ruolo di delegato Anci all’Immigrazione, Biffoni si è augurato che il Pnrr possa essere l’occasione per definire queste politiche in maniera strutturata mettendo a frutto l’esperienza realizzata dai progetti Sai. “Bisogna puntare su progetti magari piccoli ma che funzionano: piccoli numeri e nuclei inseriti nei contesti cittadini ci permettono di arrivare ad un’integrazione effettiva e percepita come tale da tutti i cittadini”.
“Nelle aree periferiche viviamo una sorta di terremoto silenzioso per il depauperamento dei nostri territori, dove la strategia Snai in questi anni ha inciso solo in modo marginale interessando solo 1000 Comuni sui 4mila totali”, ha dichiarato Lino Gentile, sindaco di Castel del Giudice e delegato nazionale Anci per le Aree Interne. Finora “noi Comuni delle aree interne siamo stati spettatori di politiche che adesso ci auguriamo vengano finalmente curvate alle nostre esigenze”, ha aggiunto. Per questo Gentile ha indicato alcuni temi per i quali le aree interne vogliono recitare da protagonisti: “la fiscalità di vantaggio, ma anche le politiche di integrazione per le quali ci siamo rivelati in questi anni importanti laboratori progettuali; ed ancora il riconoscimento del patrimonio ambientale e idrogeologico che custodiamo, perché siamo consapevoli di essere utili non solo a noi stessi ma all’intero Paese”.


“La difficile crescita del nostro Paese è dovuta anche alla ridotta partecipazione femminile alla vita socioeconomica del Paese”, ha denunciato da parte sua Maria Terranova, sindaca di Termini Imerese e delegata Anci alle Pari opportunità. Che ha sottolineato il valore centrale dei servizi di prima infanzia per l’avvio di efficaci politiche per l’occupazione femminile. Ma bisogna fare i conti con la realtà. Un dato: “I fondi 0-6 anni sono stati aumentati ma le risorse restano inadeguate e arrivano ancora con grande ritardo, ad oggi non sono pervenute nelle casse dei Comuni che spesso sono costretti a ridurre il servizio o ad anticipare i fondi con un impatto di bilancio non indifferente”. Per Terranova la sfida del Pnrr sarà colta a pieno solo se si comprende che “le pari opportunità passano anche per l’eguaglianza dei territori che devono essere, da Nord a Sud messi sullo stesso piano”.
Di tenore opposto la considerazione svolta dal neosindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad. Per le nostre città “è essenziale puntare sulla pianificazione strategica in vista della sfida che si apre con il Pnrr. Questo elemento della programmazione, in un Paese afflitto da cicli elettorali, “è fondamentale per dare risposte ai cittadini nel lungo periodo” e “creare tante piccole città nelle città trasformando e integrando i tanti quartieri dormitorio che si trovano sul territorio urbano”.