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Il Pnrr come metodo: fondamentale il presidio della programmazione per utilizzare bene le risorse

“La circolare sul monitoraggio, più volte citata, è la filosofia dietro la quale vi è tutto il Pnrr. Ma non ci si può fermare ad una circolare perché bisogna riempire di contenuti tutti il resto dei provvedimenti. Al fine di favorire la partecipazione degli enti territoriali alla definizione della riforma del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’art. 9, comma 16, del DL 152 del 2021 prevede che le proposte relative ai nuovi principi e agli standard contabili sono trasmesse, per il parere, alla Commissione Arconet di cui all’articolo 3-bis del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118. Ad oggi, la Commissione Arconet ha espresso il parere su: il Quadro concettuale, concernente i principi generali della Contabilità economico-patrimoniale; ITAS 10, concernente la valutazione delle rimanenze”. Così Salvatore Bilardo, Ispettore Generale Capo della Rgs nella sua relazione durante i lavori dell’evento alla nuvola discutendo con i sindaci e alti dirigenti dello Stato con competenze e gestione delle risorse del Pnrr. “Per quanto concerne la revisione dei prezzi e le economie di gara, con il prossimo Dcpm stiamo lavorando affinché ciascun comune assegnatario di risorse sia in grado di sapere quale è la quota aggiuntiva delle risorse rispetto ai 7 miliardi di euro e mezzo già previsti. Ciò è valido soprattutto a favore dei più piccoli comuni”, ha chiuso Bilardo.

“Il Pnrr ammonta a 191 mld, cui se ne aggiungono altri 30, più ulteriori 13 mld e 76 mld. Ci sono poi risorse per 67 mld: complessivamente 400 mld in tutto”. E’ Biagio Mazzotta, Ragioniere Generale dello Stato, a dare i numeri, dimensionando le risorse disponibili che vanno effettivamente spese. “La Parola chiave è dunque “programmazione”, che finora non c’è stata – ha proseguito Mazzotta – Spesso sussiste uno iato fra stanziamento delle risorse e loro concreto impiego. Decisivo è, pertanto, il metodo di lavoro, che deve essere corretto ed efficace per elaborare un piano finanziario complessivo, altrimenti non riusciremo a spendere tutte le risorse disponibile entro il 2026. La Ragioneria dovrà, quindi, fungere da presidio alla programmazione generale, per risolvere le strozzature che impediscono di mettere a terra gli investimenti. In questo senso stiamo cercando di operare”, ha concluso Mazzotta.

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“Grazie per averci dato l’opportunità di illustrare il ruolo coordinamento, indirizzo e impulso in una prospettiva di medio e lungo periodo come chiave di successo verso il 2026. Pensando attentamente che quello che si sta facendo oggi e sarà realizzato a breve avrà effetti nel futuro con risultati certi”. Così Chiara Goretti, Coordinatrice Segreteria Tecnica PNRR, Presidenza del Consiglio dei ministri, ha invece illustrato il ruolo della Presidenza del Consiglio dei ministri in termini di presidio nella gestione della tempistica e del controllo delle procedure.

Di opportunità straordinarie e assunzioni ha infine discusso Marcello Fiori, Capo Dipartimento Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri. “Nella seconda metà del 2021 siamo riusciti ad assumete 45mila persone a fronte di un milione e mezzo di candidati ad entrare nella P.a. Questo conferma che in generale, tranne che per le specifiche professionalità tecniche, il mercato del lavoro pubblico resta sempre appetibile”, ha sottolineato Fiori, in un passaggio del suo intervento che ha spiegato che le assunzioni nella P.a. si stanno svolgendo secondo due canali principali: “da un lato con contratti a termine ai vincitori di concorsi, secondo il tradizionale canale di accesso; dall’altro attraverso l’avvio di appositi incarichi professionali che sono gestiti dal portale per il reclutamento nella Pa (inPa), in raccordo con gli enti locali che potranno trovare al suo interno le figure richieste ricevendo apposite liste cui attingere per i colloqui individuali”.

“Lo spirito del Pnrr, al di là del denaro e delle risorse messe a disposizione, è stato quello di individuare una visione strategica del Paese”. Così Marco Minenna, Capo di Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri. “Resilienza e sostenibilità – ha sottolineato il Consigliere – sono le parole chiave attorno a cui è stato costruito il piano, in cui si è tenuto conto che i punti di debolezza erano nell’individuazione delle giuste competenze e infrastrutture. Nella progettazione dei servizi si è agito in modo da rendere i cittadini maggiormente digitali, rompendo le barriere culturali presenti. Invece, per quanto riguarda la sostenibilità, non ci siamo solo limitati a cambiare il nome ad alcuni ministeri ma abbiamo progettato gli interventi in modo da poter fruirne già da oggi in maniera sostenibile senza spogliare le future generazioni delle proprie opportunità. Infine, la crescita delle competenze è indispensabile per immaginare e realizzare interventi per realizzare un Paese diverso, un Paese di cui essere fieri”.

Luca Rigoni, Responsabile Relazioni Istituzionali, Trasformation Office-Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel suo intervento ha fatto il punto sugli avvisi per la trasformazione digitale dei comuni. “Con coraggio abbiamo voluto applicare semplificazione amministrativa, condivisa con gli altri Ministeri, facilitando gli enti locali sia in fase di progettazione che di rendicontazione dei progetti creando piattaforme uniche – ha dichiarato il Consigliere – Nel prossimo futuro aiuteremo i Comuni ad aderire fortemente a bandi e avvisi, per velocizzare i tempi ed usare al meglio le risorse. Siamo arrivati a ciò creando interoperabilità tra Ministeri ed ufficio e a breve, in autunno, arriverà il sistema unico di notifiche. Infine, una misura ad hoc ha previsto il rafforzamento delle competenze con 280 persone che lavorano su tutto il territorio nazionale affianco ai comuni con dotazione tecnica adeguata”.

“Correttezza e concretezza nell’uso delle risorse, ma soprattutto cultura del risultato. Questo l’obiettivo principale del Mef in relazione al Pnrr , che si avvale a questo scopo di diverse strutture all’interno della Ragioneria generale dello Stato. In particolare, il Servizio centrale del Ministero ha come strumento prioritario il sistema Regis”. Lo ha spiegato Carmine di Nuzzo, Direttore Generale per il servizio centrale del Pnrr del Mef. “Suo compito principale – ha continuato – è il monitoraggio, dotato di un efficiente sistema informatico. Per Nuzzo il monitoraggio è soprattutto supporto agli enti che devono realizzare gli interventi, fornendo la nitida consapevolezza a chi gestisce a che punto si trova nel processo attuativo. Non a caso, Il sistema Regis gestisce anche la rendicontazione di tutti gli interventi. Per potenziarlo abbiamo messo in piedi una task force articolata a livello territoriale”.

Andrea Clerici, Capo Divisione Infrastrutture, Energia e Settore Pubblico, Italia e Malta BEI ha infine illustrato il supporto strutturale della BEI al Pnrr.