Istruzione

Poli: “I Comuni hanno un ruolo centrale nel contrasto alle povertà educative dei territori”

“Nel contrasto alle povertà educative, i Comuni si stanno sforzando di valorizzare al massimo le risorse educative e culturali dei territori pur con le differenze che caratterizzano il nostro Paese. Il loro è un ruolo centrale di aggregatori, visto che riescono bene ad unire i diversi soggetti educativi del territorio ingaggiandoli, insieme alle scuole ai servizi educativi, nella valorizzazione delle risorse culturali locali sia materiali che immateriali”. Lo ha sottolineato Loredana Poli, assessora all’Istruzione, Università e Formazione, del comune di Bergamo che ha rappresentato l’Anci al Convegno “Comunità educanti e nuovi modelli condivisi di cittadinanza attiva. Prospettive di sviluppo per una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza “, organizzato da ARCE, in collaborazione con il Ministero della Cultura. L’incontro è servito a rafforzare il dialogo e la collaborazione con gli attori che, a livello nazionale e locale, intervengono o potrebbero intervenire nel contrasto alla povertà educativa, così da attivare sinergie per la costruzione di un futuro di pace e di sviluppo.
A tale proposito Poli si è soffermata su due strumenti amministrativi e anche organizzativi che “possono essere applicati in differenti situazioni secondo i Comuni anche con maggiore convinzione rispetto a quanto si sia provato a fare finora”. Da un lato si tratta della possibilità prevista dalla norma sull’autonomia scolastica di “inserire in orario curricolare una quota di valorizzazione delle risorse culturali e educative locali in collaborazione appunto con enti e soggetti presenti sul territorio”.
Il secondo strumento organizzativo amministrativo e anche di progettazione è “quello dei patti educativi di comunità che possono contribuire a costruire quegli ecosistemi educativi che – ha evidenziato l’assessora – possono essere maggiormente strutturati consentendo una valorizzazione massima resa possibile anche dalla flessibilità dei progetti”.
L’esperienza realizzata in questi anni dai Comuni “dimostra che grazie a questo strumento riusciamo a convogliare le risorse sia culturali progettuali che anche economiche di soggetti diversi finalizzandole a un obiettivo comune condiviso e partecipato e questo – ha concluso – si avvicina molto alle strategie complessive per risolvere la criticità delle povertà educative”.