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Il testo della Carta di Firenze

Le città come laboratori di pace, e i sindaci come figure interessate alle vite dei cittadini, più che alle ragioni di Stato. È questo il senso di "Unity in Diversity", l’evento che per quattro giorni ha riunito a Palazzo Vecchio a Firenze oltre sessanta sindaci provenienti da tutto il mondo, comprese molte zone di guerra: da Kobane a Herat, da Nazareth a Juba, da Kiev a Mogadiscio. Dal meeting, organizzato dal sindaco di Firenze Dario Nardella a 60 anni dal grande meeting per la pace voluto da Giorgio La Pira, è uscita una Carta di Firenze: un documento che metterà nero su bianco propositi e azioni comuni, una road map dei sindaci per rilanciare i processi di pace in varie aree del mondo.
Di seguito il testo della Carta di Firenze, il documento finale approvato dall’assemblea dei sindaci in Palazzo Vecchio alla fine dei lavori-
 

 
Noi, Sindaci riuniti a Firenze, in occasione del Forum internazionale ‘Unity in Diversity’ (5-8 novembre 2015), a sessant’anni di distanza dal Convegno dei sindaci delle città capitali, voluto dall’allora Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, riconosciamo:
 
 
– il patrimonio come l’insieme dei valori naturali, paesaggistici, culturali, sia materiali che immateriali, che contribuiscono a formare le diverse identità di comunità, gruppi ed individui residenti nelle nostre Città;
– le diverse tradizioni, i beni naturali, paesaggistici e culturali presenti nelle nostre città, non solo come patrimonio locale o nazionale, ma anche come patrimonio dell’intera umanità, che unisce i popoli e le generazioni passate, presenti e future;
– la diversità e pluralità del patrimonio come fonte di scambi, d’innovazione e di creatività, necessari per lo sviluppo spirituale, intellettuale, affettivo e materiale del genere umano;
– il ruolo chiave del patrimonio per il miglioramento della qualità della vita delle nostre comunità e per la costruzione di un processo di pace e sviluppo basato sul dialogo interculturale;
– il ruolo chiave delle città nella promozione di uno sviluppo sostenibile basato sulla diversità delle espressioni culturali e la creatività come motori di sviluppo economico e sociale.
Considerato quanto sopra, noi, come primi cittadini, prendiamo atto della necessità di:
– riconoscere pari dignità e valore ad ogni espressione del patrimonio culturale;
– creare nelle nostre città un ambiente che permetta la promozione e protezione dei diritti umani per tutti, riconoscendo l’accesso al patrimonio come diritto di ogni essere umano e assicurando una sempre più estesa consapevolezza e partecipazione dei nostri cittadini e visitatori nei confronti del patrimonio;
– tutelare e valorizzare, per le future generazioni, il patrimonio delle nostre città, la cui perdita e distruzione deve essere considerata un crimine contro l’umanità;
– rafforzare le relazioni interculturali, la cooperazione e gli scambi tra le nostre città, aumentando la solidarietà tra i loro cittadini, che riconosciamo differenti per lingue e culture, ma uguali in dignità e diritti di libertà, giustizia e pace;
– educare le presenti e future generazioni ad una maggiore conoscenza ed accoglienza della diversità delle espressioni culturali, nonché aumentare presso gli individui di ogni età e condizione sociale e presso la società civile la consapevolezza del ruolo della cultura come reticolo per la costruzione della pace.
-Pertanto, ci impegniamo a:
– sensibilizzare e coinvolgere i cittadini delle nostre città nella protezione attiva del patrimonio, anche attraverso l’istituzione di raccolte fondi mirate ad azioni di tutela del patrimonio locale o internazionale, con particolare riguardo al patrimonio dei paesi in via di sviluppo e al patrimonio a rischio, in un’ottica di cooperazione tra le Città e di difesa globale ed integrata del patrimonio;
– supportare, come "Unite for Heritage", le campagne UNESCO riguardanti la difesa del patrimonio; favorire l’istituzione di comitati scientifici in appoggio ai "Caschi Blu della Cultura" – promossi dal Governo Italiano – e sostenere programmi di cooperazione internazionale per la salvaguardia e protezione del patrimonio;
– mettere a disposizione dell’UNESCO, delle sue Commissioni Nazionali e dei Governi e delle Amministrazioni cittadine una rete di specialisti, in particolare nel settore della conservazione e della gestione del patrimonio, al fine di attivare una rete di protezione dei beni culturali e naturali in pericolo per eventi bellici e catastrofi naturali;
– fare un appello a UNESCO per l’istituzione di un Comitato permanente di consultazione dei Sindaci, che promuova un nuovo ruolo delle Città nella tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale e della diversità delle espressioni linguistiche e culturali e nella promozione della pace.