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Libri – Avvistamenti, lavorare meno (contro la disoccupazione tecnologica)

Uno dei nostri più attenti sociologi, Domenico De Masi, ha scritto un libro ponderoso e fondamentale sul lavoro oggi – Il lavoro. Nel XXI secolo, Einaudi, pp. 819 Euro 24 – . Si parte dall’assunto per cui ma come oggi il pianeta è stato così capace di produrre ricchezza così vicino all’affrancamento della schiavitù del lavoro (delegando alle macchine la produzione che richiede fatica fisica e velocità), eppure il progresso tecnologico è impiegato per “incrudelire l’asservimento alla machina e al profitto”. 
Il libro è diviso in quattro parti: cos’è il lavoro, che rapporto intrattiene con il tempo libero, come è cambiato con l’industria moderna, e come di colloca il lavoro nella società postindustriale (che produce beni immateriali, come le informazioni, i simboli, l’estetica)? Soffermiamoci sugli ultimi capitoli. Qui De Masi ci propone la sua utopia, una “ecologia del lavoro organizzato”. E ci invita a riapproppriarci del pressappoco: un pressappoco postmoderno, capace di sperimentare forme creative di ozio,  eliminare lo stress del lavoro, di valorizzare l’esperienza solidale e la “economia sociale” (non più organizzazioni piramidali e burocratiche ma flessibilità dei compiti, collaborazione, primato della creatività, passaggio dal tempo definito al tempo scelto, capacità di riposare e oziare).  
Anche perché le organizzazioni non profit comparate a quelle profit “escono vincenti sotto il profilo del riospetto delle uguaglianze, delle pari opportunità, dell’etica della corresponsabilità, della cooperazione…”, mentre il neoliberismo ha trasformato ogni attività in competizione ( e sappiamo che la competitività è innaturale, è un comportamento appreso, che nasce dall’ambiente e dalle abitudini). Aveva ragione Keynes in una celebre conferenza del 1930, “Prospettive economiche per i nostri nipoti”: la tecnologia non viene usate per produrre beni e servizi con meno lavoro umano, per ridurre l’orario di lavoro (fino quasi a superare il “problema economico” stesso), ma per aumentare la disoccupazione e far lavorare di più chi lavora. Tanto che oggi un’app può mandare sul lastrico migliaia di lavoratori!. (flp)                                                                                                                                              

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