Accadde in città 

Dario Nardella: “Firenze e l’Italia hanno bisogno dell’insegnamento di La Pira”

L’attesa della povera gente è da considerarsi come la sintesi della sua azione da sindaco verso la città uscita dalla guerra bisognosa di tutto. Uno dei concetti fondamentali di La Pira era di trattare i problemi concreti delle singole persone come i grandi problemi della politica”. Così il sindaco di Firenze, Dario Nardella ricorda Giorgio La Pira a quarantatre anni dalla morte, il 5 novembre del 1977.
La fede cattolica ha ispirato fortemente la sua attività politica diretta sempre a sostegno delle persone più deboli e bisognose. La società laica lo ha battezzato “sindaco santo”, quella cattolica, il 5 luglio 2018, con Papa Francesco lo ha dichiarato Venerabile. Sicuramente la sua attività di deputato della Costituente e poi sindaco di Firenze per tre mandati, insieme a numerosi altri incarichi istituzionali, hanno evidenziato il suo spessore politico e soprattutto umano.

Gli stati passano, le città restano, diceva spesso La Pira, questo – sottolinea Nardella – ci fa capire quanto sono determinanti le nostre città per la ripartenza del paese e del mondo intero”. E conclude: “La Pira ci ha lasciato una grande lezione e tante speranze. Per questo, a distanza di molti anni dalla sua scomparsa, le sue parole continuano ad essere una guida per tutti noi e soprattutto per i sindaci che hanno la responsabilità e il privilegio di amministrare le grandi città”.

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