Crisi Commercio

Anci: “Comuni siano coinvolti. Ristori e misure variabili per aree urbane, medi e piccoli centri”

“La significativa ripresa del settore commerciale del trimestre giugno-agosto 2020 rischia di essere vanificata dalle nuove misure di contrasto alla diffusione del Covid 19. Tale settore ha per i Comuni una rilevanza non solo economica, ma strettamente connessa alla dimensione sociale ed urbanistica delle città. Per questo le amministrazioni vanno coinvolte da subito dalla definizione delle politiche di supporto per gli operatori economici più duramente colpiti dalle chiusure. Tanto più che molte misure riguardano l’esenzione da canoni e tributi comunali che, se non calibrate rischiano di mettere in grande crisi i bilanci degli enti”. Lo ha affermato Sergio Giordani, sindaco di Padova e delegato alle Attività produttive e all’innovazione tecnologica di ANCI in audizione presso la X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera sul rilancio del commercio alla luce della crisi causata dall’emergenza Covid 19. All’audizione hanno partecipato anche Carla Palone, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Bari, Marco Segala sindaco di San Giuliano Milanese (MI) e Michele Schiavi, sindaco di Onore (BG), per completare la panoramica dei problemi del commercio anche nelle aree metropolitane, nelle città medio piccole e nei piccoli centri. (documento consegnato)
Giordani si è soffermato su alcune proposte di Anci per supportare subito i settori del commercio e della ristorazione. Per prima cosa “la proroga alla prima metà del 2021 delle misure di esenzione previste come quella relativa all’IMU”, ed un’altra “ proroga rispetto alla scadenza del 30 giugno 2021, della possibilità di concedere aiuti alle imprese in difficoltà anche da parte dei Comuni”. Secondo il delegato Anci è importante prevedere “per gli esercizi di somministrazione e per le imprese del settore del commercio su aree pubbliche l’esenzione dal versamento di TOSAP e COSAP per tutto il 2021, individuando il corrispettivo ristoro ai Comuni per le minori entrate”. Inoltre, va “costruito un intervento normativo sul tema degli affitti per gli immobili utilizzati ad uso produttivo e commerciale” e vanno “attivati al più presto, tramite lo specifico decreto di riparto del Viminale, i contributi per la riapertura e l’ampliamento degli esercizi commerciali ampliando anche la dotazione del fondo per allargare la platea dei beneficiari anche ai Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti”.
Nel medio e lungo periodo occorre – ha rimarcato il sindaco di Padova – una “strategia con al centro il Comune, così da attivare politiche di sviluppo basate sulla valorizzazione del commercio di vicinanza, sull’e-commerce, sul marketing territoriale e sulla semplificazione amministrativa”.
Da parte sua l’Assessore di Bari Carla Palone ha delineato il quadro drammatico del commercio di vicinato nei grandi centri urbani. “Un intero settore fatto di attività a conduzione familiare sta scomparendo, attività che sono per noi presidio sociale e di legalità”, ha detto Palone. “Chiediamo al governo i ristori per chi sarà costretto a chiudere a causa del nuovo Dpcm, e di dare alle aree metropolitane massima flessibilità nell’uso dei fondi per le aziende in crisi, non solo nel settore food ma anche in quello dell’abbigliamento”. “Si avvicina il Natale e non dimentichiamo che molte aziende facevano il 40% del loro fatturato proprio in questo periodo che ora si annuncia buio”.
Marco Segala, sindaco di San Giuliano Milanese, Comune della cintura di Milano, ha invece sottolineato come le misure restrittive “adottate dal governo sono state calibrate facendo riferimento solo alle grandissime città, che sono l’1,33 dei Comuni italiani”. Una città media come la mia “è fortemente penalizzata dalle stesse misure magari efficaci a Milano: non ci riguardano fenomeni come la movida e l’aperitivo nei pressi degli esercizi commerciali: infatti, alle 18 un bar di San Giuliano non ha certo il problema dell’assembramento”, ha rimarcato.
Infine Michele Schiavi, sindaco di Onore, piccolo centro da 913 abitanti nella Val Seriana. “Nei piccoli Comuni gli esercizi commerciali esercitano, più che in altri contesti urbani, una fondamentale funzione sociale, oltre che di servizio. Una farmacia – ha spiegato – è molto spesso anche un piccolo ambulatorio, un negozio di alimentari un punto di incontro, un bar un circolo sociale”. Anche per Schiavi i Comuni devono essere al centro di un piano nazionale del commercio. “Tra le altre cose serve un defiscalizzazione, con aliquote IVA differenziate, per i negozi che si trovano in particolari zone a rischio desertificazione”. Ma anche misure più immediate come “il rinvio al 2021 dei fondi stanziati dal decreto Fraccaro” e le misure attuative del Decreto crescita che liberebbe “importanti risorse per sostenere le attività avviate in emergenza nei piccoli centri come la consegna della spesa a domicilio”.