Anci Sardegna

A Cagliari assemblea per scegliere i delegati al congresso Anci di Arezzo

Si è svolta a Cagliari l’assemblea precongressuale di Anci Sardegna durante la quale sono stati eletti i delegati all’assemblea congressuale dell’associazione dei Comuni che si svolgerà ad Arezzo a novembre. “Sono qui per ascoltarvi, per raccogliere istanze, suggerimenti e proposte – ha detto il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro – perché il senso della nostra associazione è proprio questo: parlare con una voce sola, quella dei sindaci, garantendo una interlocuzione proficua con Regioni e governo“.
A parlare di “Sardegna 2050, i Comuni sardi dentro la sfida ambientale, sociale, culturale e dei diritti” molti sindaci e molti esponenti del Consiglio regionale e naturalmente Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari, che ha portato il saluto della città.
I lavori sono stati introdotti dalla relazione del presidente Emiliano Deiana. “I sindaci esigono rispetto – ha detto Deiana – dobbiamo riacquistare consapevolezza del nostro ruolo e rivendicare il rispetto che certe inchieste, dalle quali si traggono giudizi sommari, minano. Lo dico pur con la grande considerazione che ho per forze le dell’ordine e per la magistratura”. Deiana ha elencato i prossimi fronti che i sindaci devono affrontare, dal recupero di risorse dopo la stagione dei tagli, che ha interessato tutti i Comuni italiani, fino a una norma organica, regionale, su periferie, aree interne, microeconomia, partendo da quella della pastorizia, spesso presa in giro”. Un tema fondamentale per la Sardegna, regione in cui 314 Comuni su 377 sono sotto i cinquemila abitanti, è quello dello spopolamento. Che infatti è stato sollevato anche da tanti altri sindaci che hanno partecipato al dibattito. “I cittadini fanno comunità, i sindaci sono eccezionali strumenti per ascoltarli. Ascoltateli. Ascoltateci”, la conclusione di Deiana.
Alla voce del presidente regionale si è unita quella di Decaro. “Abbiamo tante responsabilità. Spesso gravose. Qualche volta proprio al di fuori dell’azione che realmente le norme ci consentono. Ma andiamo avanti con onore, l’onore di indossare la fascia tricolore tenendo sempre la schiena dritta. Una fascia che tiene insieme la nostra comunità, quella che amministriamo ognuno nel suo territorio, e tiene insieme la comunità che formiamo insieme come sindaci. Abbiamo la nostra storia, la storia dei nostri paesi e la storia dei Comuni che è la storia d’Italia. Uniti siamo imbattibili”.

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