Città medie

Unioni di Comuni e città medie, modello di sviluppo locale. In Anci il seminario MediAree e Italiae

L’Unione di Comuni come possibile modello di gestione per le città medie: questo il focus al centro del seminario che si è svolto stamane a Roma presso la sede di Anci nazionale. Ad introdurre i lavori è stata la responsabile della Consulta Città Medie di Anci e della Cabina di Regia del progetto MediAree-Next Generation City, Raffaella Florio. Sono intervenuti sindaci ed esperti che si sono confrontati sulle esperienze realizzate nell’ambito dei progetti del PON-Governance MediAree-Next Generation City e Italiae di cui sono le Unioni di Comuni e le città medie i principali protagonisti.
Il dibattito si è aperto con una riflessione sul concetto di “città media” e come questa realtà sia decisiva per il rilancio dei territori in chiave innovativa.
“Le città medie possono essere definite come uno spazio urbano a geometria variabile – ha precisato Florio – segnato da una complessa interazione di flussi di varia natura, che va ridisegnato anche in relazione alla sfida del Pnrr. Occorre immaginare un prototipo possibile ed efficace di città media”.
“Nessun Comune è ormai il livello minimo di gestione dello spazio, sia per le grandi che le piccole e medie città – ha aggiunto da parte sua il dirigente Generale DARA- Presidenza del Consiglio e responsabile del progetto Italiae, Giovanni Vetritto che ha rimarcato come “il livello della governance adeguata si colloca sul piano dell’aggregato condividendo un ambito più vasto. In altre parole, il livello di aggregazione è determinato dalla struttura tecnologica degli spostamenti. Di qui la rinnovata funzione delle Unioni di Comuni, unici enti in grado di creare decisioni e sinergie istituzionali stabili per governare il territorio di area vasta”.
Un importante apporto alla discussione, in termini di riflessione e suggerimenti è venuto poi da esperienze concrete come quelle dell’Unione Romagna Faentina e dell’Unione Valdera.
“Abbiamo costruito una forte struttura amministrativa fondata su una completa gestione associata delle funzioni e dei servizi, grazie anche agli investimenti della regione Emilia-Romagna. Oggi, puntiamo soprattutto sul rafforzamento dell’identità nell’immaginario dei cittadini, in quanto rappresentanza simbolica dell’appartenenza a una comunità più ampia di quella del singolo Comune”. È quanto ha spiegato il presidente dell’Unione Faentina, Massimo Isola che ha posto l’accento sulla necessità di una visione comune: “l’Unione funziona soltanto se ha un centro più grande, in quanto polo guida e capofila, intorno al quale si aggregano i centri più piccoli, altrimenti la struttura non regge e rischia di disgregarsi”.
Da parte sua Arianna Cecchini, sindaca di Capannoli ha raccontato l’esperienza dell’unione Valdera nata 14 anni fa “da una forte spinta politica, prima che amministrativa, comprendendo 15 Comuni, ora rimasti in 7. Una spinta venuta meno con gli anni a causa del cambiamento dei sindaci nel tempo – ha proseguito – serve, invece, stabilità per poter programmare l’uso delle risorse sul medio-lungo periodo. Nei bandi del Pnrr non c’è un vero incentivo per le Unioni. L’Unione, comunque, ha consolidato la propria struttura nonostante la mancanza di un supporto normativo nel tempo”.
La riunione ha dato spazio anche alle esperienze delle città medie di Nuoro, Arezzo e Treviso che hanno illustrato le loro iniziative nell’ambito del progetto MediAree. Obiettivo dei progetti è quello di realizzare una programmazione strategica e integrata del territorio: dai servizi al coinvolgimento delle comunità locali al di là dei confini comunali. Così ad esempio Nuoro, come ha raccontato il sindaco Andrea Soddu: “Abbiamo realizzato un progetto innovativo in risposta al bando dell’Anci e del governo per realizzare un modello di sviluppo inclusivo per garantire uguali diritti di cittadinanza tra centro e periferia. Vogliamo che la città sia cerniera con i territori circostanti per incidere sulla programmazione regionale delle risorse europee”.
Un esempio quello di Nuoro che guarda ad una visione integrata di città che tiene assieme le diverse maglie del territorio così come raccontato anche dal sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto, Mario Conte intervenuto all’incontro. “Con ‘La grande Treviso’ ci siamo concentrati sull’idea di comunità per favorire la collaborazione e la comunicazione tra i territori condividendo i servizi. Si tratta di un progetto che va oltre il Pnrr anche se quest’ultimo è stato un fondamentale punto di partenza che ha generato una riflessione su una governance locale condivisa. Dobbiamo fare squadra per rendere i nostri territori permeabili alle esigenze delle comunità”. Sulla stessa lunghezza d’onda è Arezzo che come ha spiegato la vice sindaca Lucia Tanti ha cercato di puntare su una “geografia armonica dei servizi al di là di confini territoriali prendendo spunto proprio dall’esperienza di Treviso”.
A chiudere i lavori, ai quali sono intervenuti anche Antonio Calafati, docente di Studi urbani presso l’Università della Svizzera Italiana e Patrizia Messina, docente di Governo locale e governance delle reti all’Università di Padova, è stato il responsabile dell’Ufficio Studi dell’Anci, Paolo Testa, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di trovare una struttura organizzativa unica per il territorio sovracomunale in grado di rispondere alle nuove esigenze e responsabilità che vede il Comune capoluogo di provincia con un nuovo carico di responsabilità. “E il Pnrr può essere un buon punto di partenza soprattutto per cominciare a invertire la tendenza dell’inaridimento delle strutture comunali”.

Aldo Musci – Angela Gallo