Cultura

Un piano straordinario a dimensione urbana, parlano gli assessori delle città italiane/2

Con 15 miliardi e mezzo e 212 mila addetti, il Lazio è la seconda Regione italiana dopo la Lombardia (25,4 miliardi e 365 mila addetti) per creazione di valore aggiunto e occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Le due aree sono a loro volta trainate dai due grandi hub culturali localizzati nelle aree metropolitane di Milano e Roma, che di queste due regioni rappresentano la prima il 63% di valore aggiunto e il 56% di occupazione del Sistema; e la seconda addirittura il 92% e l’89%. Sono alcuni dati che fotografano in modo impietoso l’impatto che il lockdown da Coronavirus ha avuto sul settore culturale delle due metropoli italiane. Ma lo scenario non è proporzionalmente diverso in altre realtà urbane, perché è proprio nelle città che la cultura vive in modo preminente; e proprio da lì deve ripartire un programma condiviso, sintetizzato nel manifesto rivolto al governo per chiedere opportune misure di sostegno.
“Il settore culturale di Roma è composto da due sfere che viaggiano in parallelo: quella privata per cui stiamo intervenendo con numerosi sgravi per tutte le attività bloccate; e quella pubblica che si occupa anche del patrimonio storico archeologico gestito dall’amministrazione”, spiega Luca Bergamo, vice sindaco con delega alla Crescita culturale.
Nella Capitale poi è fortissimo il peso di tutto quanto ruota intorno alle produzioni Tv, cinematografiche e musicali. Con 956 imprese, pari al 30% del totale, e oltre 26 mila addetti, il 50% degli occupati, l’Urbe detiene saldamente la leadership nazionale del settore. “Lo stop delle numerose produzioni cinematografiche internazionali e nazionali, degli spettacoli e dei concerti già programmati al Circo Massimo e della stagione estiva di Caracalla andrà a toccare tra settore pubblico e privato il 10% del Pil della città, senza considerare l’indotto”, evidenzia l’assessore.
Proprio l’impatto economico in tutti i contesti urbani deve portare per l’assessore capitolino ad un cambio complessivo dell’approccio. “Dobbiamo capire che l’attività culturale non è un esercizio a sostegno del tempo libero delle persone, ma un’attività fondamentale per lo sviluppo del Paese oltre che per la sua coesione sociale. Serve un piano di rilancio organico che metta al centro le città dotandole degli strumenti necessari per realizzarlo”, sottolinea.
Considerazioni analoghe anche dal suo collega milanese Filippo Del Corno. “E’ fondamentale dotarci di un piano nazionale per la cultura che agisca sul fronte dell’emergenza con forme di supporto sia alle realtà che vi operano, che dei Comuni, chiamati a garantire le condizioni minime per lo svolgimento delle attività”. A suo parere la priorità tra le misure indicate dal manifesto va certamente all’intervento economico diretto del governo sulle amministrazioni comunali: “Si provveda al reintegro della tassa di soggiorno perduta per il blocco delle attività o si proceda con l’erogazione di un fondo speciale su base triennale destinato alle amministrazioni comunali”, argomenta Del Corno. Anche perché “nella nostra realtà è drammatica l’incapacità dell’intero comparto produttivo di generare introiti”.
“A Bologna avevamo previsto a bilancio 11 milioni di euro dall’imposta di soggiorno e con il riequilibrio che andremo a fare saremo su due milioni di euro di euro di entrate. Questo significa che, tra assenza di turismo e blocco delle frontiere, avremo una perdita di 2/3 del budget per la Cultura”, è l’allarme lanciato dall’assessore Luca Lepore. A suo parere l’auspicato piano straordinario di sostegno del settore “deve puntare innanzitutto a riconoscere la dignità degli operatori culturali, un problema aperto da tempo, a maggior ragione in questa fase di emergenza”. Nessun dubbio sulla priorità per contrastare la crisi: “Le risorse con un capitolo obbligatorio, che sia un indennizzo della mancanza dell’imposta di soggiorno o un fondo per le città, dove i sindaci possono sostenere al meglio la cultura che è la vera anima del Paese”.
“A Napoli gli aspetti più allarmanti della crisi del comparto cultura sono due”, spiega l’assessore Eleonora De Majo. Da un lato, la “questione occupazionale con l’impoverimento materiale delle vite di tantissimi lavoratori dello spettacolo che lavorando spesso a nero o con contratti atipici e non rientrano nell’indennità prevista dal Cura-Italia”. Dall’altro il capitolo dell’azzeramento quasi totale delle “entrate relative alla tassa di soggiorno che finanziava il budget del nostro settore”.
“Con l’iniziativa del Manifesto vogliamo portare all’attenzione del Governo e del Ministro Franceschini una voce unanime, e per questo più efficace, sulla crisi del settore e le sue ricadute sulle città. Sono tantissime le questioni che condividiamo collettivamente”.
La misura prioritaria? L’assessore partenopeo non ha dubbi: “una misura di reddito universale che supporti in questo momento un settore fortemente impoverito, che si chiami reddito di quarantena o di emergenza conta poco, l’importante è immettere liquidità”, conclude.

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