Accadde in città

Tiziano Terzani. Tomasi(Pistoia) e il figlio Folco:“Orsigna, luogo del cuore e rifugio per tornare”

“Tiziano Terzani, la sua presenza è ancora viva, a Orsigna ha scelto di tornare a vivere e morire”. Così il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi nel ricordo (28 luglio 2004) del giornalista e scrittore, viaggiatore e ricercatore spirituale, un curioso e grande esploratore del mondo e dell’umanità.
“Orsigna – riprende il primo cittadino – è un paese magico e incantato, nella piccola comunità montana non si è soltanto un numero, ma, anche attraverso Associazioni di volontariato, prevalgono mutuo soccorso e lavoro”. Un luogo che lo scrittore identificava come casa e, secondo la regola di famiglia, un rifugio dove vivere per due mesi l’anno.
Ad Orsigna, scriveva Terzani “torno sempre anch’io e sempre più mi domando se, dopo tanta strada fatta altrove, in mezzo a tante genti diverse, sempre in cerca d’altro, in cerca d’esotico, in cerca d’un senso all’insensata cosa che è la vita, questa valle non sia dopotutto il posto più altro, il posto più esotico e più sensato; e se, dopo tante avventure e tanti amori, per il Vietnam, la Cina, il Giappone e ora l’India, l’Orsigna non sia – se ho fortuna – il mio vero, ultimo amore”.
Un posto del mio cuore – diceva -“luogo dove, tra romanzi, scritture e libri – sottolinea il sindaco – è, insieme ad altri, uno tra i paesi più importanti del nostro territorio pistoiese”.
“Dopo trent’anni vissuti tra Asia, Thailandia e Cambogia ha scelto di morire ad Orsigna, la sua piccola Himalaya – spiega il figlio Folco Terzani, insieme al padre, cittadino del mondo -. Nell’Appennino toscano, tra alberi e castagneti, monti e boschi – continua – ritrovava i colori dei paesi lontani con i quali condivideva fiumi e foreste, luoghi in cui ritrovava il calore del sole e l’azzurro del cielo”. Come scrittore e viaggiatore, aveva scelto quel borgo pistoiese dove ritirarsi, e aveva realizzato un piccolo capanno dai colori sgargianti che chiamava la sua gompa, una piccola casa in stile tibetano costruita sull’esempio dell’Asia centrale, arredata con libri e statuette indiane.
“Tornava ad Orsigna in estate – ricorda Folco – e come giornalista, scrittore, e soprattutto da narratore dell’Asia, si rifugiava nella sua stanza, per scrivere articoli e leggere libri”.
L’uomo vestito di bianco, come spesso veniva apostrofato, ha lasciato il suo corpo nella terra dell’Appennino toscano, “che – precisa Folco – nulla ha da invidiare ad altri luoghi sperduti del mondo”.

 

 

 

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