Invasione dell'Ucraina

Teramo, marcia per la pace promossa dalle Università, dai Centri di ricerca e dal Comune

“La pace è cultura”. È racchiuso in queste parole lo spirito che ha animato, questa mattina, la marcia per la pace, prima manifestazione di “Teramo Città Universitaria”, promossa dalle Università, dai Centri di ricerca e dai Conservatori abruzzesi con l’organizzazione del Comune di Teramo. La manifestazione, con la quale la comunità teramana e abruzzese, con i sindaci in prima linea, ha voluto lanciare un forte segnale di solidarietà alla popolazione Ucraina e una richiesta di un immediato cessate il fuoco per il ritorno alla pace, ha visto la partecipazione di oltre mille persone che da piazza Garibaldi hanno sfilato in corteo fino all’Università di Teramo, a Coste Sant’Agostino, per poi tornare in centro. A guidare il corteo, insieme al rettore, proprio i sindaci, che oggi più che mai sono impegnati nella gestione dell’emergenza legata all’accoglienza delle popolazioni in fuga dalla guerra. Un’accoglienza che i primi cittadini abruzzesi, insieme alle popolazioni locali, stanno garantendo non solo attraverso la promozione di una rete che favorisca la risposta alloggiativa ma anche e soprattutto garantendo a chi ha vissuto e sta vivendo il dramma della guerra tutti i servizi fondamentali a partire dalla scuola. “Noi abbiamo ricevuto un testimone dalla tragedia delle due guerre mondiali che il nostro continente ha conosciuto nel secolo scorso – ha detto il Presidente Anci Abruzzo e sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto – e questo testimone è tracciato dall’articolo 11 della Costituzione: l’Italia e le sue istituzioni ripudiano la guerra. Questo ripudio, forte, oggi viene dal cuore della nostra città, dai sindaci, dalla comunità universitaria tutta, dalla comunità abruzzese. È un messaggio di pace che l’Europa stessa porta con sé. Perché l’Europa è un progetto di pace, che affonda le sue radici nei valori della cultura, del superamento dei confini ideologici, della convivenza tra i popoli. Il messaggio di oggi è che i popoli non vogliono la guerra, non la viola il popolo russo, non la vuole il popolo ucraino. Oggi noi siamo qui per accogliere tutti coloro che fuggono dalla guerra che si è prodotta nel nostro continente. A loro voglio dire che qui troveranno una famiglia”.

 

 

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