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Pirandello, Nobel per la letteratura. Miccichè (sind. Agrigento): “Gigante letteratura mondiale”

“Pirandello, uno scrittore innovativo, dirompente, geniale ed ironico, un autore senza confini e senza tempo che ha sovvertito lo spazio teatrale dando vita al teatro nel teatro”. Parole di Francesco Miccichè, sindaco di Agrigento, città natale di una tra le figure più importanti della letteratura italiana del ‘900.
Era l’8 novembre 1934 quando l’Accademia di Svezia conferì al geniale commediografo il Premio Nobel per la letteratura “Per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”.
Pirandello trasse dalla sua terra gran parte della sua ispirazione, fu lì che riuscì a ‘raccontare’, con un’assoluta capacità, “la solitudine, e l’incomunicabilità, il relativismo e l’impossibilità di conoscere la verità, il rapporto tra finzione, apparenza e realtà, tra maschere e volto, una maschera per la società, una per la famiglia e una per il lavoro”.
“La vera solitudine – scriveva Pirandello – è in un luogo che vive per sé, e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi”.
Ma se resti da solo, resti nessuno. Uno, nessuno e centomila, “è questo – chiarisce Miccichè – il dramma dell’individuo per una vita che non gli appartiene, perché preda delle convenzioni della vita sociale e delle consuetudini”.
Le sue sono opere rivoluzionarie e il suo stile pirandelliano è sinonimo di una scrittura paradossale e sconcertante.
Un uomo legato alla sua terra e al mare di Sicilia: nel 1949 la sua casa natale, che custodisce oggetti personali, fotografie, lettere, manoscritti e libri, è stata dichiarata Monumento nazionale. Nella campagna agrigentina, attraverso un percorso suggestivo, si arriva al famoso pino pirandelliano che faceva ombra sulle sue ceneri, a dimostrazione dell’indissolubile rapporto di Pirandello con la sua terra.

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