Welfare

Penisola sociale, Vecchi e Nicotra: “Servono nuovo paradigma e sinergia fra sistemi assistenziali” 

“Per cogliere al meglio le opportunità che il PNRR, gli altri fondi europei e i finanziamenti nazionali mettono a disposizione occorre operare un cambio di paradigma: non più sociale da una parte e sanitario dall’altra, ma una più stretta integrazione fra i due aspetti”. Lo ha affermato Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia e Delegato Anci al welfare, intervenendo al Convegno nazionale online “Ripresa e resilienza in Italia: occasioni e spazi per l’integrazione tra il sociale e il sanitario”, organizzato nell’ambito di Penisola sociale, progetto che Anci, in collaborazione con le sue Fondazioni Cittalia e Ifel, porta avanti da due anni insieme all’Università Roma Tre – per fare il punto sul livello d’interazione dei sistemi assistenziali del Paese.   “Servono sedi stabili di concertazione di cui i Sindaci siano parte attiva e in costante relazione con le Asl – ha spiegato ancora Vecchi – una programmazione integrata a tutti i livelli territoriali e un vero e proprio “patto per il welfare”, inteso come promozione del benessere e dei diritti di cittadinanza. Come Anci Welfare riteniamo sia importante mettere in relazione i diversi sistemi assistenziali, le loro competenze, facendo convergere le risorse sociali e sanitarie in un unico budget finalizzato alla realizzazione di un progetto di vita costruito assieme al beneficiario, costruire reti solide e capillari e condividere risposte sinergiche, costruendo una governance integrata centrale/locale”.  Impossibilitato a intervenire per impegni istituzionali, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha inviato un indirizzo di saluto nel quale ha rimarcato quanto sia importante la leale collaborazione tra istituzioni per avere politiche sociali più efficaci.  Sulla stessa lunghezza d’onda Veronica Nicotra, Segretario generale di Anci, che ha ricordato anzitutto l’impatto subito dal sistema nazionale del welfare da parte del Covid. “Il tema dell’integrazione sociosanitaria, che coinvolge fortemente i Comuni – ha detto – è diventato ancor più cruciale a seguito della pandemia, che ha arrecato un notevole stress ai sistemi sanitari, sociosanitari e sociali, i quali di conseguenza vanno ripensati. Durante la pandemia i Comuni sono comunque riusciti in maniera rapida ad adeguare le modalità di risposta a nuovi bisogni, istituendo nuovi strumenti e canali di sostegno alle famiglie (si pensi ai buoni spesa), grazie alle tante risorse centrali arrivate a compensazione del minor gettito. Ora abbiamo finalmente risorse straordinarie per il potenziamento e la qualificazione dei servizi sociali, con l’obiettivo di definire e garantire altri livelli essenziali delle prestazioni sociali, sia a valere sul Fondo di Solidarietà Comunale (215,9 mln per il 2021, in progressivo incremento fino a 650,9 mln di euro del 2030) sia a valere sul PNRR (circa 1,5 mld risorse ai Comuni per il sociale). L’ANCI sta portando avanti un dialogo aperto con il Ministro Orlando (che abbiamo incontrato anche la scorsa settimana e che ringraziamo per la disponibilità), a cui ha avanzato la richiesta che tali risorse arrivino ai Comuni tramite finanziamenti diretti, non intermediati, e che le modalità di trasferimento siano rese note ai Comuni nelle prossime settimane, affinché questi ultimi siano messi effettivamente nelle condizioni di utilizzarle negli stretti tempi previsti. A Massimiliano Fiorucci, Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Roma Tre, è toccato, invece, enfatizzare soprattutto il tema dell’inclusione sociale. “Tutti abbiamo visto come nella pandemia non fosse soltanto necessario assicurare le cure mediche – ha osservato – ma anche importante agire socialmente per evitare la diffusione del contagio, contrastando allo stesso tempo però il rischio di esclusione e d’isolamento, soprattutto di fasce deboli della popolazione (penso agli anziani, ma anche a cittadini stranieri, ai minori in età scolare, alle famiglie monogenitoriali etc.). La pandemia ci ha mostrato come i bisogni delle persone richiedano prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione. Su questo terreno si misura l’integrazione necessaria dal punto di vista sanitario e sociale, che deve poi declinarsi in azioni d’intervento che non possano non toccare anche l’ambito educativo e formativo”.  Edi Cicchi, Assessore del Comune di Perugia, Presidente della Commissione Welfare Anci, ricollegandosi al documento di proposte elaborato dal Gruppo di lavoro di Penisola sociale coordinato dal dott. Michelangelo Caiolfa e illustrato durante il Convegno, ha ribadito come “dalla Conferenza nazionale odierna si evidenzi la necessità di riprendere una visione strategica dell’integrazione socio-sanitaria a distanza di oltre 20 anni dalla Legge quadro 328/2000, che aveva disegnato un impianto coerente con gli obiettivi di mettere al centro la persona. Sempre più spesso, infatti, si parla di progetto personalizzato e dunque la persona al centro di un sistema di servizi che siano strettamente collegati per offrire un approccio unitario nella presa in carico. Questo è ancora più vero nel periodo che stiamo attraversando e che ha visto protagonisti i territori in un rapporto sempre più stretto tra la sanità e il sociale”.  “Questo è un momento favorevole per lavorare finalmente all’integrazione del sistema socio-sanitario – ha riconosciuto Pierciro Galeone, direttore Ifel, chiudendo il lavori del Convegno. Dobbiamo farlo perseguendo l’obiettivo dell’eguaglianza sostanziale degli italiani. Un cittadino laureato, ad esempio, ha una aspettativa di vita di 5 anni superiore a quella di un connazionale con la licenza elementare e di scarsa cultura. Guardando al Pnrr, dobbiamo salutare favorevolmente il principio della medicina di prossimità, ma il Piano non ci aiuta nella direzione dell’integrazione distribuendo sanità e sociale su 2 Missioni distinte. Dobbiamo cercare di coordinare questi investimenti per fare sinergia”.

 

 

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