Interventi

Nicotra: “I Comuni perno della Repubblica dicono sì alle riforme”

di Veronica Nicotra*
L’Italia si muove. Onore al merito. Al Governo che ha colto la sfida e a chi ci ha lavorato con proposte e idee convincenti, in primo luogo i sindaci e l’Anci, con l’unico obiettivo di rinnovare un assetto istituzionale datato, non rispondente da troppo tempo alle esigenze della società e del sistema economico e direi alla domanda ancora molto viva di partecipazione democratica delle comunità.
Potrei dire c’era una volta: il cammino, che oggi conosce un fondamentale punto di approdo, è iniziato anni fa con forti proposte dell’Anci sulle Province di secondo grado e con l’idea originale di istituire le Città metropolitane immediatamente, superando decennali dibattiti sul procedimento da applicare che hanno fatto sì che ogni tentativo naufragasse.
Ci aspettiamo ora che il Governo operi un cambiamento su un versante altrettanto importante: creda nel ruolo dei comuni in funzione antirecessiva, modificando le regole del patto, liberando risorse per investimenti, e soprattutto eliminando vincoli e norme che paralizzano l’autonomia
La stragrande maggioranza di questo Paese, la parte migliore che ogni giorno si impegna nel pubblico come nel privato, vuole un cambiamento. E’ disposta a dare un contributo, equo ed utile, in un quadro di responsabilità collettive. Non accetta più di non vedere, non tollera più privilegi, scorciatoie per pochi, lassismo, una burocrazia ridondante, complicata, con procedure che coinvolgono più enti, lungaggini e vischiosità che producono perdite di chance per lo sviluppo, costi diretti e indiretti, si pensi alla corruzione che si annida in questo grumo di norme, procedure, soggetti, passaggi..
Le soluzioni adottate sono tali da cambiare profondamente l’ordinamento repubblicano.
Un inedito ridisegno del sistema delle province quali enti di rappresentanza di secondo grado dei Comuni, con poche funzioni in modo da evitare la sovrapposizione con funzioni comunali (troppo spesso da cittadini abbiamo visto province promuovere interventi in settori tipicamente comunali, si pensi al sociale con dispendio di risorse e duplicazione di interventi) e con la potenzialità di fare massima sinergia fra idee, risorse e territorio.
Nascono le città metropolitane, un ente con caratteristiche peculiari, sostanziate dalla dimensione metropolitana dei comuni capoluogo su cui vanno incardinate. L’esperienza dimostra che solo le grandi città metropolitane sanno e possono dare una spinta per la crescita e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini e rappresentano simboli e riferimenti di un Paese. E’ un appuntamento a cui arriviamo già con grande ritardo, che pesa sul nostro sviluppo e che ci differenzia dagli altri paesi europei e non. Quando parliamo di Germania, parliamo di Berlino, quando parliamo di Inghilterra parliamo di Londra e l’Ocse ci dice che il 53% del PIL è generato dalle 261 città metropolitane con più di 500 mila abitanti. 
Le città metropolitane assumeranno un ruolo forte di coordinamento delle politiche pubbliche, esercitando le funzioni delle province, nonche le funzioni tipicamente metropolitane, quali reti infrastrutturali, gestione coordinata dei servizi pubblici, della mobilità e della viabilità, nonché dello sviluppo economico e sociale. Con un impronta strategica peculiare data dalla coincidenza fra sindaco del comune capoluogo e sindaco della citta metropolitana, indispensabile per avviarne l’istituzione e ragionevolmente necessaria per garantirne un buon funzionamento e per realizzare una reale convergenza di interventi e di rapidità delle decisioni. Dove localizzare un inceneritore o un’altra opera fondamentale di un area territoriale finalmente potrà essere rimessa alla responsabilità di un unico livello decisionale in un confronto aperto con gli interessi del territorio. Appaiono pertanto poco attente e rivolte al passato le critiche di chi parla di deficit democratico, perché non potrà mai esserci un governo metropolitano senza la funzione trainante e di primus inter pares del sindaco del comune capoluogo, se non immaginando lo scioglimento del comune stesso.
Tanto le Province quanto le Città metropolitane saranno pivot del rinnovato sistema di governo locale, riducendo la classe politica, rinunciando ad apparati serventi degli organi.
Si definiscono finalmente percorsi per la gestione associata obbligatoria delle funzioni per più di 5 mila comuni, una rivoluzione e una grande prova che il sistema dei comuni affronta, mettendo in discussione sé stesso, per il bene del Paese e per rendere servizi migliori alle comunità. Si dovrà arrivare a rafforzare in modo chiaro gli istituti che presiedono la fusione fra i Comuni, in modo da fare di queste una più solida base dell’amministrazione e un presidio efficiente per le comunità.
La classe politica locale è così rappresentata da due soli livelli eletti direttamente, comuni e regioni, in un rapporto ora più equilibrato fra i due sistemi di potere territoriale, l’uno eminentemente amministrativo, l’altro eminentemente legislativo e con elementi di forte innovazione come le Città metropolitane.
I Comuni come perno della democrazia  della responsabilità e del fare, che si affianca alla democrazia rappresentativa propria delle Camere e delle Regioni.
Il nuovo governo locale non è solo un salto in avanti strutturale nella modernizzazione del Paese; è anche la maturazione e il consolidamento di quella “democrazia dei cittadini e della cittadinanza” che è alla base della nostra Repubblica.
Tutto questo potrà trovare poi definitivo coronamento nella riforma costituzionale e nel completamento di una piena circolarità fra i livelli di governo della Repubblica e in una valorizzazione della funzione unificante dello Stato.
 
*Segretario generale Anci