Comitato delle Regioni

Intervista a Roberto Pella sul parere per l’inserimento dello sport nel programma Ue dopo il 2020

Sport, ambiente e istruzione digitale saranno i temi centrali dei pareri che i rappresentanti della delegazione italiana al Comitato delle Regioni discuteranno il 10 ottobre a Bruxelles, nel corso dei lavori della plenaria. Un importante appuntamento che vede protagonisti, per la prima volta, tre relatori italiani: il Roberto Pella, relatore del parere “Inserire lo sport nel programma di lavoro dell’UE per il periodo successivo al 2020”, ci racconta come nasce il progetto e le prospettive future sullo sport nelle città.
Roberto Pella, il consigliere comunale di Vittorio Veneto (Treviso) Marco Dus e il presidente della provincia di Avellino Domenico Gambacorta. Abbiamo intervistato i relatori per scoprire obiettivi e opportunità dei pareri che saranno presentati.
Roberto Pella, relatore del parere “Inserire lo sport nel programma di lavoro dell’UE per il periodo successivo al 2020”, ci racconta come nasce il progetto e le prospettive future sullo sport nelle città.

Come nasce il progetto del suo parere? E quali i principali obiettivi?
Il parere d’iniziativa nasce dalla volontà di ridefinire i contorni dello sport, inteso come continuum dell’attività motoria e dell’attività fisica, dimensioni inscindibili che investono l’aspetto economico, la salute pubblica delle comunità e l’ambito dell’inclusione sociale. Tra i principali obiettivi vi è sicuramente quello di inserire lo sport nel programma di lavoro dell’Ue per il periodo successivo al 2020, secondo linee programmatiche dedicate e non residuali. Considerando poi la rilevanza del settore (che corrisponde al 2,12% del Pil dell’Unione europea con 5,67 milioni di occupati, senza contare il dato sui turisti sportivi: tra i 12 e i 15 milioni), vi è sicuramente la volontà di richiedere una nuova stagione di impiantistica sportiva di media – piccola scala, multifunzionale e sostenibile, di valorizzare la pratica all’aria aperta in contesti urbani e l’evento sportivo – anche tradizionale – per praticare lo sport at grassroots level nelle Regioni e nelle municipalità d’Europa.

Rispetto agli strumenti di finanziamento, cosa propone?
Sicuramente puntiamo sull’assegnazione esplicita, nei prossimi Fondi strutturali e d’investimento europei, di finanziamenti specifici allo sport, considerata anche l’insufficienza degli investimenti in infrastrutture sportive di base locali. Lo sport rappresenta un ottimo strumento di integrazione e di inclusione sociale nei nostri quartieri, nelle nostre città, per questo è importante puntare sulla pianificazione di attività di comunità coinvolgendo i cittadini per rendere gli spazi pubblici accessibili a tutti soprattutto alle fasce più deboli della popolazione o a rischio di esclusione, come i migranti o coloro che vivono in condizioni socio-economiche più fragili. Secondariamente, il potenziamento del programma Erasmus+Sport che molte ricadute positive in termini di scambio, confronto ed esperienze di qualità ha già dimostrato di poter assicurare durante il precedente settennato. Lo sport si intreccia, dunque, con i diversi aspetti della vita dei cittadini e riguarda anche il tema dell’occupazione. Sul punto, in particolare, attraverso i Fondi SIE, puntiamo al sostegno dell’occupazione, soprattutto giovanile, per favorire la nascita di start-up o piattaforme d’innovazione tecnologica nel settore sportivo.

Quello dello sport è un tema che accomuna molte città in Europa. Quali sono le prospettive future?
I Comuni, nella maggior parte dei casi europei, sono i proprietari degli impianti (80% in media, 98% in Italia) tuttavia la competenza in materia di sport é regionale, a testimonianza che nel tempo i Comuni si sono ritrovati in qualche modo a riempire dei vuoti e si sono dovuti intestare la gestione del servizio per garantirlo, già a livello scolastico. I nuovi impianti finanziati dai fondi strutturali dovrebbero vedersi assicurata anche una parziale copertura dei costi di gestione per i primi tre anni per evitare cattedrali nel deserto. Non é più tempo di costruire e finanziare grandi stadi bensì bisogna puntare su strutture medio – piccole multifunzionali. Bisogna sviluppare la sport diplomacy, soprattutto attraverso lo scambio e il confronto degli esperti, dei trainer, degli atleti. E’ importante nelle nostre città, infine, aumentare la consapevolezza della correlazione tra stili di vita sedentari e malattie croniche (come il diabete) esprimendo così la necessità di un cambio di passo culturale per città più sane e inclusive.

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