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Imu – L’Unione Europea critica l’imposta, è da rivedere

L’Imu è poco progressiva e rischia di incrementare la povertà in Italia. E’ il commento della Commissione dell’Unione Europea nel Rapporto 2012 su Occupazione e sviluppi sociali, una ricerca sulle politiche in materia di Welfare, lavoro e fisco.
L’UE dunque non sembra gradire l’Imu, “non misura le proprie richieste sulla ricchezza reale del contribuente, e per questa ragione dovrebbe essere migliorata”, anche se, dopo le dichiarazioni di Mario Monti che ha ricordato di aver introdotto l’imposta proprio su richiesta dell’Unione Europea, il commento della Commissione è stato rivisto. Ci ha pensato ieri in serata il portavoce del commissario Ue agli Affari sociali, Laszlo Andor: “l’analisi del rapporto – scrive Italia Oggi – riguarda la situazione del 2006, e non la nuova tassa, indica che l’impatto dell’Ici, allora in vigore e senza esenzione per le prime case è stato molto lieve e molto minore della tassa sulla proprietà del Regno Unito. Mentre, per quanto riguarda la nuova Imu, il rapporto indica semplicemente che la riforma fiscale avrebbe avuto un impatto più progressivo sulla distribuzione dei redditi se avesse spostato la base imponibile dai valori catastali ai valori di mercato degli immobili – spiega ancora Todd -. In effetti – conclude il portavoce Ue – il governo italiano aveva proposto questa revisione ma la proposta non era stata accettata dal Parlamento italiano”.
Per il Rapporto gli “ostacoli” sono soprattutto due il primo dei quali è legato all’anzianità dei valori catastali. Come precisa un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore di oggi “il conto dell’Imu si basa su estimi invecchiati nel tempo, che vivono un rapporto piuttosto casuale con i reali valori di mercato e di conseguenza finiscono in molti casi per chiedere di più a chi possiede un immobile meno pregiato”. Ma l’altro aspetto che secondo la Commissione si dovrebbe rivedere è quello del reddito. “Sull’abitazione principale, la Ue ha parole positive per gli sconti da 200 euro di base, più 50 euro per ogni figlio convivente, che contribuiscono a differenziare in modo significativo il trattamento riservato alla prima casa da quello previsto per gli altri immobili. Gli sconti, però, offrono la stessa cifra a chi ha un reddito medio-basso e occupa un bilocale e a chi, grazie alle proprie entrate più consistenti, abita in case di pregio. Un link fra la misura degli sconti e il reddito del beneficiario, secondo Bruxelles, andrebbe previsto”. (fr)
 

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