Dissesto idrogeologico

Decaro: “Governo non scarichi la responsabilità sui sindaci ma ci coinvolga. Lo chiediamo da mesi”

“Se il ministro finalmente, a nome del Governo, intende farsi carico di quello che da anni stiamo sostenendo come associazione dei Comuni, ben venga. Se invece intende individuare una istituzione sulla quale scaricare le responsabilità sbaglia di grosso. In tutti gli incontri e in tutte le occasioni,  l’Anci da tempo sostiene con forza la necessità di varare un piano straordinario per la manutenzione del territorio. Se è questo quello che oggi propone il ministro, noi sindaci siamo pronti a collaborare come, del resto, facciamo quotidianamente ispirandoci ai principi costituzionali di leale collaborazione perché sappiamo che solo sentendoci parte della stessa squadra possiamo salvare questo Paese”. E’ quanto afferma Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari rispondendo così al ministro dell’Ambiente, Costa, che, in una intervista apparsa su un quotidiano odierno, parla di mancata spesa, da parte dei Comuni, dei fondi contro il dissesto idrogeologico.
“Francamente, l’esperienza della struttura del ministero dell’Ambiente “Italia Si cura”, interrotta per volontà del Governo nel 2018, mi sembra che stesse con fatica cercando di coordinare gli interventi. Hanno ritenuto che fosse inadeguata? Non ha raggiunto gli obiettivi prefissati? Se si vuole, allora, reimpostare tutto magari puntando sui Comuni, noi siamo pronti. Chi amministra i Comuni è abituato a dimostrare, senso di responsabilità e determinazione nell’affrontare i problemi, soprattutto nei momenti più drammatici. I Comuni sono i principali investitori pubblici in questo Paese, con percentuali di resa ed efficienza incommensurabili rispetto agli altri livelli di governo. Lo misura la presidenza del Consiglio dei ministri, da ultimo nel rapporto di aprile 2020.  Oggi, quello che noi rivendichiamo non sono solo finanziamenti ma anche competenze e regole semplificate soprattutto per i piccoli Comuni. Questi ultimi rappresentano un presidio importante per il territorio, sia per la sua integrità che per la sua valorizzazione.  Da anni chiediamo di mettere in campo politiche attive per evitare lo spopolamento e per contrastare il dissesto idrogeologico. I ritardi, di cui parla il ministro, si accumulano, come lamentiamo da tempo, nelle fasi che precedono l’avvio dei lavori: erogazione delle risorse, programmazione. Fasi delle quali rispondono le Regioni e i ministeri”.

Una risposta a “Decaro: “Governo non scarichi la responsabilità sui sindaci ma ci coinvolga. Lo chiediamo da mesi””

  1. Condivido la presa di posizione del Presidente dell’Anci. Sono stato Sindaco di Modena per dieci anni, dal 2004 al 2014 e, da ex sindaco, come spesso accade, sono stato bersagliato dalle denunce di quanti seguono l’idea bizzarra che la politica fatta in Tribunale sia una scorciatoia praticabile di quella fatta nelle Istituzioni. Si è trattato sempre di questioni in cui si contestavano interventi che, pur regolarmente approvati dalla Soprintendenza, venivano contestati partendo dal presupposto bizzarro che il nulla osta della soprintendenza fosse sbagliato (e quindi, secondo il linguaggio giuridico, da “disapplicare”) con la conseguenza che Sindaco e Assessori dovessero rispondere penalmente di abusi edilizio e di violazione del codice dei beni culturali. Tutti archiviati per me e con assoluzione degli Assessori. I Sindaci sanno che non basta essere “puri” e chiedere il nulla osta della Soprintendenza, perché troverai sempre, come diceva saggiamente Pietro Nenni, qualcuno più puro che tu epura ! Vorrei però sottolineare un punto: non diamo la colpa alle leggi inadeguate, non giustifichiamo sempre i ricorsi fuori luogo alle norme penali ! Le leggi che delimitano la responsabilità dei Sindaci e degli Assessori ci sono, ma vengono spesso aggirate. Non può sfuggire però che talvolta, nel corso delle indagini preliminari, queste norme vengono facilmente e disinvoltamente dimenticate. Iscrivere il Sindaco o l’Assessore nel registro degli indagati ha un impatto ben più significativo per chi procede e offre quell’idea di intransigenza che tanto piace a chi vuole anteporre, anche a sproposito, il sistema punitivo in capo alle Procure al confronto democratico. Quanto al caso del Sindaco di Crema. Non conosciamo gli atti, ma è necessario che qualcuno dica chiaramente: siccome il Testo unico degli Enti locali n. 267/2000 distingue chiaramente fra la responsabilità gestionale, in capo ai dirigenti e la responsabilità politica, in capo al Sindaco e alla Giunta, verifichiamo se è stata seguita l’interpretazione corretta, fornita dalla Corte di Cassazione in una pluralità di sentenze. Occorre, nel caso concreto, accertare innanzitutto se la filiera gestionale che fa capo ai dirigenti fu correttamente istituita e dotata delle risorse e dei mezzi necessari. In caso positivo il livello politico è escluso da ogni responsabilità, in quanto non è gravato da alcuna posizione di garanzia avendo proceduto a nominare i dirigenti nelle funzioni comunali e a garantire l’esercizio delle loro funzioni. Fatto questo si passa a verificare se la filiera gestionale abbia difettato in diligenza e prudenza. Secondo me l’Anci dovrebbe dire chiaramente: se si accerta che un Sindaco sia iscritto nel registro degli indagati senza compiere questo accertamento sulla congruità della funzione gestionale dei dirigenti, il pubblico ministero che ha disposto l’iscrizione ne deve rispondere sul piano disciplinare.
    Giorgio Pighi
    Già Sindaco di Modena e delegato Anci per la sicurezza nella città
    Professore di Diritto penale nell’Università di Modena e Reggio Emilia

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