• Aprile 6, 2022
di Emiliano Falconio

Servizi pubblici locali

Consiglio di stato su gestione farmacia tramite società in house

In particolare, con un unico motivo di ricorso parte ricorrente viene addotta la violazione dell’articolo 11, comma 1, d.l. 24 gennaio 2012, n. 1 (c.d. decreto crescitalia-liberalizzazioni) ed eccesso di potere per illogicità e sviamento, contestando la collocazione della terza nuova sede farmaceutica “straordinaria”.
Consiglio di stato su gestione farmacia tramite società in house

Segnaliamo il parere del Cons. St., sez. I, 30 marzo 2022, n. 687 richiesto dal Ministero della Salute in materia di gestione della farmacia comunale mediante società in house e normativa sostanziale e processuale applicabile.
I magistrati di secondo grado analizzando un ricorso straordinario al Capo dello Stato, presentato per l’annullamento della deliberazione della Giunta di una Unione di Comuni nella parte in cui istituisce la nuova sede farmaceutica straordinaria n. 3 in un comune facente parte.
In particolare, con un unico motivo di ricorso parte ricorrente viene addotta la violazione dell’articolo 11, comma 1, d.l. 24 gennaio 2012, n. 1 (c.d. decreto crescitalia-liberalizzazioni) ed eccesso di potere per illogicità e sviamento, contestando la collocazione della terza nuova sede farmaceutica “straordinaria”.
Analizzando il caso invece i giudici ricordano che la revisione della pianta organica va qualificata come atto generale di pianificazione, funzionale al miglior assetto delle farmacie sul territorio comunale, al fine di garantire l’accessibilità dei cittadini al servizio farmaceutico. Secondo consolidata giurisprudenza di questo Consiglio, (ex multis, Consiglio di Stato, Sez. III, 16 gennaio 2018, n. 223), le scelte relative alla localizzazione di una farmacia, laddove siano rispettati il criterio demografico e quello della distanza minima, sono caratterizzate da un elevato tasso di discrezionalità e, quindi, sono sindacabili solo nei ben noti limiti entro i quali è consentito il sindacato sull’eccesso di potere. Pertanto, fermo il rispetto del nuovo parametro relativo alla popolazione, la localizzazione da parte dell’Amministrazione deve obbedire unicamente ai vincoli in tema di distanze minime stabiliti dalla legge e trarre ispirazione dall’obiettivo primario della maggiore fruibilità del servizio farmaceutico e della sua capillare articolazione sul territorio, purché la scelta in concreto adottata sia immune da illogicità o da palese irragionevolezza.
In relazione al modello di gestione nella sentenza in questione il Consiglio di Stato rappresenta che l’assistenza farmaceutica, ai sensi dell’art. 28, comma 1, della legge n. 833 del 1978 (di istituzione del servizio sanitario nazionale), è erogata dalle aziende sanitarie locali attraverso le farmacie, di cui sono titolari enti pubblici (comuni e aziende ospedaliere) o soggetti privati, pertanto, per la Sezione il servizio farmaceutico va qualificato in termini di servizio pubblico di rilevanza economica.
Infine, ripercorrendo i modelli gestori normativamente previsti, i magistrati affermano che affermano che “ La gestione di una farmacia comunale – da qualificarsi servizio pubblico di rilevanza economica – può essere esercitata dall’ente, oltre che con le forme dirette previste dall’ art. 9, l. n. 475 del 1968, sempre in via diretta, anche mediante società di capitali a partecipazione totalitaria pubblica (in house), ovvero può essere affidata in concessione a soggetti estranei al comune previo espletamento di procedure di evidenza pubblica in modo da garantire la concorrenza La scelta di affidare in house la gestione della farmacia comunale può essere attratta nella disciplina del Codice degli appalti (d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50) e conseguentemente nel regime processuale previsto dagli artt. 119 e 120 c.p.a.”, esprimendo parere avverso al ricorso proposto.