Politiche dell’abitare

Clancy (vicesindaca di Bologna): “Serve una forte governance nazionale che guardi all’Europa”

“La casa è un posto sicuro in cui abitare, rimanda a una pluralità di dimensioni, ma soprattutto alla dignità delle persone. Le disuguaglianze sono causa di povertà abitativa. La casa dovrebbe essere un diritto. Anche la Corte costituzionale ha ribadito questo principio. In Italia la politica della casa è stata trattata come una questione minore. Si è favorita la politica dell’offerta, lasciando spesso ampia manovra alla speculazione e all’abusivismo. C’è stato sicuramente un pesante disimpegno dello Stato in materia. Ciò ha spesso favorito l’acquisto forzoso dell’alloggio che ha pesato sulle famiglie meno abbienti in termini finanziari – ha sottolineato il Vicesindaco di Bologna – Abbiamo bisogno, pertanto, di una nuova politica nazionale della casa, perché i Comuni non sono in grado da soli di rispondere alle esigenze delle fasce più disagiate. Occorre, dunque, una forte governance pubblica che rilanci complessivamente il settore e la dimensione dell’abitare di qualità. In particolare, serve una legge quadro sull’edilizia residenziale pubblica, dando maggiore centralità alle città metropolitane, in genere segnate da una pesante tensione abitativa, ma pensando anche a una rete delle città europee”. Lo ha detto Emily Marion Clancy, Vice Sindaco di Bologna, intervenendo nell’ambito del convegno organizzato dal Cnel sul tema “Rilanciare le politiche pubbliche per l’abitare. Un impegno non più rinviabile”, che si è tenuto a Roma il 14 luglio. Un appuntamento di particolare interesse che, grazie al contributo di esperti del settore, ha fatto il punto su tutti gli aspetti che caratterizzano le problematiche relative, spaziando dalla povertà abitativa alla povertà energetica. Sono state sottolineate, in primo luogo, le principali carenze delle politiche pubbliche in materia verificatesi nei decenni precedenti. “Sono mancate risposte valide alle esigenze abitative delle fasce sociali più disagiate, a causa soprattutto di un congiunto fallimento pubblico e di mercato”, è stato il ritornello echeggiato nella sala del Cnel. Tutti i relatori hanno insistito, di conseguenza, sulla necessità di rilanciare tali politiche in un’ottica nuova e adeguata alle sfide del momento, fornendo diverse indicazioni e suggerimenti al decisore politico centrale e locale per invertire la rotta. Segnalato soprattutto il recupero del patrimonio edilizio esistente e in stato di degrado attraverso una mappatura capillare territoriale (es. 3300 caserme inutilizzate, a fronte 150mila sfratti operativi a livello nazionale). Senza trascurare la promozione dell’edilizia residenziale sociale (social housing) anche attraverso innovazioni normative mirate (legge ad hoc), da accompagnare con la creazione delle Agenzie sociali della casa, intese come organismi di coordinamento fa gli attori sociali e istituzionali, nonchè di centralizzazione delle politiche sul territorio. I relatori, all’unisono, hanno poi rimarcato la necessità della riforma del mercato degli affitti (incentivi fiscali, eliminare la cedolare secca?) e di strutturare saldamente il collegamento fra riqualificazione urbanistica e transizione ecologica, tese a ridisegnare le città, con la costruzione di nuova dimensione dell’abitare di qualità. Infine, tutti gli interventi hanno raccomandato l’avvento di una forte collaborazione interistituzionale fra Governo centrale, Regioni e Comuni nel progettare e attuare, secondo un disegno organico, policy e interventi di sistema.

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