Rigenerazione urbana

Biennale architettura Venezia, le esperienze della comunità resilienti in Europa e il metodo Urbact

Come si declina la resilienza nelle città europee e quali sono le esperienze che si stanno realizzando nella rete Urbact? Alla Biennale di Architettura di Venezia, presso il Padiglione Italia, si è svolto oggi il secondo appuntamento dedicato alle comunità resilienti Resilient communities in Europe: the experiences of European Cities a cui hanno partecipato rappresentanti di città, National Urbact Point europei ed esperti urbani per confrontarsi su quanto si sta realizzando a livello europeo verso uno sviluppo urbano sostenibile (leggi la prima giornata dei lavori).
La giornata si è articolata in due momenti di confronto sulla mappatura delle comunità resilienti e sulla presentazione delle esperienze delle città europee.
Nel corso della prima parte dei lavori “Dall’Italia all’Europa: la mappatura delle comunità resilienti” sono intervenute Luisa Bravo, ideatrice e curatrice del progetto Mapping Resilient Communities per il Padiglione Italia, che ha ripercorso le tappe del progetto sulla mappatura delle comunità resilienti che si apre anche su scala europea. Mentre Elisa Filippi, in rappresentanza di Anci, ha rimarcato gli aspetti distintivi del metodo Urbact il cui valore aggiunto è rappresentanto dalla capacità di condividere e trasferire buone pratiche. A sottolineare invece l’impegno di Urbact nel supportare le città europee verso la definizione di policy orientate alla resilienza attraverso la partecipazione e il coinvolgimento attivo degli stakeholder locali e dei cittadini, è stata Stefanie Weber del Segretariato Urbact che ha tracciato le direttrici dell’evoluzione del programma europeo.

La seconda parte dell’evento, moderato da Simone d’Antonio, responsabile Anci – Urbact Italia, ha visto il confronto e il racconto dei casi delle città europee partendo dal progetto della mappatura delle comunità resilienti a cui ha partecipato il Punto nazionale Urbact per l’Italia in partnership con City Space Architecture e Fondazione Unipolis. Così dall’esperienza di una governance creativa attraverso la storia della città di Cluj Napoca che coinvolge diversi settori da quello pubblico a quello privato per ripensare i servizi urbani, si è passati al racconto di Madrid che ha realizzato non solo una piattaforma partecipata ma anche un vero e proprio patto della città (Pacto de Villa) per coinvolgere tutti gli attori locali e mettere in campo soluzioni condivise per affrontare il periodo pandemico. Attenzione anche al tema dell’ambiente e della sostenibilità con il caso della città di Lubiana, mentre il coinvolgimento delle zone più periferiche della città per favorire l’inclusione sociale è stato il filo conduttore del progetto esposto dal curatore del Padiglione della Slovenia, Blaz Babnik. Temi ed esperienze che si intrecciano perfettamente con la Carta di Lipsia per città più giuste, verdi e sostenibili.

A chiudere i lavori è stato il curatore del Padiglione Italia, Alessandro Melis che ha sottolineato ancora una volta l’aspetto di vero e proprio laboratorio di pratica e di innovazione urbana del Padiglione per tracciare le soluzioni più innovative alle grandi sfide globali che riguardano tutte le città. L’evento è stato quindi l’occasione per continuare la discussione sull’importanza della cultura dello spazio pubblico nelle città come risorsa chiave per uno sviluppo sostenibile, inclusivo e resiliente al fine di non lasciare nessuno indietro.

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