Accadde in città

23 gennaio 1984, record dell’ora. Stonfer (sind.Giovo) e Moser: “Un uomo nella storia del ciclismo”

“Francesco Moser, a Città del Messico il primato dell’ora. Una persona tenace, decisa e risoluta, che ha concretizzato risultati tangibili, nello sport come nella vita ”. Così Vittorio Stonfer, sindaco di Giovo (TN), frazione di Palù di Giovo “il Comune più rosa d’Italia che ha dato i natali al corridore azzurro e a Gilberto Simoni”.
Classe 1951, il campione ha rivoluzionato il ciclismo ed è stato, nello sport italiano, uno tra i più grandi atleti di tutti i tempi. Soprannominato lo Sceriffo per le doti di leader del gruppo, la sua è stata una lunga carriera di successi, e con le sue 273 vittorie resta un simbolo del ciclismo degli anni ‘70 e ’80.
Nella sua residenza, una collezione permanente, ora diventata Museo Moser, dove sono esposte le Maglie, le biciclette d’epoca, i trofei, la bicicletta del record dell’ora e la Maglia Rosa.
Il sindaco Stonfer parla del campione come un gigante che “non ha mai mollato, un atleta cresciuto e affiancato da una forte squadra con l’obiettivo di ottenere grandi risultati, ma per fare questo – aggiunge il sindaco – è servito sempre un grande impegno, quale obiettivo fondamentale di Moser come ciclista e come uomo”.
Un atleta che racchiude in sé fatica, allenamento, impegno e tanta passione per la due ruote. Parliamo di Francesco Moser che ricorda la sua più grande impresa: “era il 26 dicembre 1983, con alcuni della mia famiglia, siamo dodici figli, partimmo per Città del Messico per centrare l’obiettivo, il record dell’ora”. Un primato mai raggiunto programmato dall’equipe Enervit con una preparazione tecnica e nutrizionale che cambiò la storia del ciclismo.
“Modificarono le ruote con l’introduzione delle lenticolari, e misero a disposizione uno staff di medici, tecnici e psicologi che seguirono le mie attività di allenamento – ricorda il campione -”. Dopo un primo tentativo, il 23 gennaio 1984 riuscì nell’impresa, sfondando il muro dei 50 chilometri all’ora, e con il suo 51,151 è entrato nella storia.
“Una grande avventura di cui si parla ancora oggi – ricorda Moser – un successo che ha catalizzato l’attenzione italiana ed internazionale”.
In quarant’anni “il ciclismo è cambiato – precisa – niente è lasciato al caso” a cominciare dall’alimentazione. “Per un uomo la percentuale minima varia tra il 9 e il 10% di grasso corporeo, oggi. invece, i grandi corridori mantengono la percentuale di grasso molto bassa, tra il 5 e il 6% quindi si direbbe di una persona normale in deperimento”.