Cultura

Più formazione per i progetti UE e fare rete. Le parole d’ordine della prima giornata ad Agrigento

AGRIGENTO – Mettere a fattore comune le esperienze migliori per replicarle, evitando dannosi campanilismi e formando chi si occupa di fondi europei per utilizzare al meglio le risorse comunitarie e non lasciarle inutilizzate. In due parole, fare sistema. Eccoli i temi discussi oggi ad Agrigento nella prima giornata del convegno che domani porterà ad una prima stesura della Carta di Agrigento, un documento ‘aperto che nei prossimi giorni si arricchirà di idee e proposte di altri sindaci e amministratori locali.
Una giornata che si è aperta con i saluti del padrone di casa, il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto. “Con i beni culturali – ha detto – si mangia si costruisce famiglia e si creano buone prassi. La dimostrazione ad Agrigento l’abbiamo dai 50 giovani lavoratori che, impegnati nel sito archeologico della Valle dei Templi, hanno potuto trovare stabilità e lavoro e quindi si sono creati una vita. In pochi anni, dal 2015, siamo passati da poco più di 480mila presenze a quasi un milione di visitatori che prevediamo nel 2019. Un processo straordinario di crescita della città e del territorio. Nonostante questo pezzo di Sicilia sia tagliato fuori dalle grandi direttrici autostradali che collegano la Regione – ha rimarcato Firetto – la città è cresciuta in maniera esponenziale. Da circa 70 B&B siamo passati a 400. Abbiamo oggi un’offerta integrata per il turista che prima non esisteva e che grazie a Welcome Agrigento ci mette nelle condizioni di offrire una piattaforma unica di indirizzo verso la città e le sue bellezze. Non pecco di presunzione se dico che il caso della nostra città è da segnalare e, perché no, da imitare”.
A Firetto ha fatto eco Leoluca Orlando. Per il sindaco di Palermo bisogna innanzitutto fare “attenzione a non scrivere ‘coccodrilli’ o necrologi sulla Cultura come spesso accade, ma bisogna cogliere la straordinaria occasione di sviluppo che può venire da strumenti come la Carta di Agrigento che oggi cominciamo a scrivere”. Per far questo però non serve imitare le grandi città del Nord del Continente ma “seguire le vocazioni delle città del Mediterraneo che sono culla di cultura e di accoglienza. Non abbiamo bisogno – ha continuato Orlando – solo di strutture materiali ma anche di quelle immateriali che sono altrettanto importanti. Palermo ad esempio è una capitale del Mediterraneo, una Beirut col Wi-Fi che deve connettere idealmente il migrante Ahmed con Google. Senza questa connessione non c’è cultura e non c’è crescita”.
Tra gli interventi più apprezzati quello di Valentina Montalto, Policy analyst, Culture and economy in Creative Cities della Commissione europea. “Non può esistere una programmazione seria ed efficace – ha detto – senza una governance partecipata che coinvolga politici, imprenditori e cittadini affinché il patrimonio culturale diventi strumento di identità dei territori. Nell’organismo europeo in cui lavoro abbiamo monitorato 168 città in Europa utilizzando 29 indicatori. Sono state inserite 17 città italiane e altre se ne possono aggiungere. Invito quindi le città ad interessarsi a questo strumento che può sicuramente favorire politiche culturali efficaci. Il livello territoriale spesso rimane scoperto quando si parla di cultura – ha concluso la Montalto – per evitare che questo accada occorre fare rete, evitando inutile competizione per capire come e con chi cooperare per replicare le tante buone pratiche che ci sono in Europa in campo artistico e culturale”. 
Anche secondo Evelina Christillin fare sistema è fondamentale: “Mettere in rete competenze, saperi e finanze. Questo, nel caso del Museo Egizio, ci ha dato la possibilità di crescere, imparare di più ed offrire qualcosa agli altri. Ci piace essere un museo di tutti, con tutti e per tutti – ha continuato la Christillin – e perseguiamo una sostenibilità umana nelle nostre attività ma soprattutto vogliamo creare cultura e non importarla. Crearla per portarla fuori, per valorizzarla perché se non lo facciamo noi arriverà qualcun’altro a rubarci i tanti tesori che abbiamo che aspettano solo di essere valorizzati”, ha concluso il presidente del Museo Egizio. 

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