Beni comuni - I Comuni del Lazio verso una rete per l’amministrazione condivisa. De Righi: “Costituiremo un gruppo di lavoro in Anci Lazio"
[01-12-2017]

“Una scelta di civiltà e di cultura quella dell’adozione di un regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni avviata da molti Comuni del Lazio e non solo. Abbiamo imboccato un percorso importante e come Anci Lazio desideriamo accompagnare questi Comuni. Oggi riceviamo da loro la sintesi delle prime esperienze che sono state realizzate e insieme faremo anche un percorso per valorizzarle e metterle a sistema”. Così il vice segretario generale di Anci Lazio Giuseppe De Righi ha sottolineato l’impegno di molte amministrazioni del Lazio che hanno adottato un regolamento sui beni comuni nel corso dell’incontro “Amministrazione in rete per la cura dei beni comuni del Lazio”, promosso da Anci Lazio e Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà, che si è tenuto questa mattina a Roma nella sede di Anci nazionale.

“Daremo il via ad un gruppo di lavoro interno ad Anci Lazio – ha concluso De Righi - che si occupi esplicitamente di questo per creare una rete tra i Comuni del Lazio e una più stretta sinergia e collaborazione con Labsus”.
A fare il punto sulle esperienze già realizzate in tutta Italia è stato il presidente di Labsus Gregorio Arena che ha sottolineato come oggi siano circa “mezzo milione i cittadini attivi che si prendono cura dei beni comuni”, per questo sono necessari strumenti giuridici in grado di fornire una cornice entro cui realizzare la collaborazione tra la cittadinanza e le amministrazioni locali. In questa direzione va il regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni urbani promosso da Labsus e che, ad oggi, conta 135 Comuni che lo hanno già adottato, tra cui grandi città come: Bologna, Siena, Firenze e Bari.

“Il principio di sussidiarietà orizzontale alla base del regolamento – ha aggiunto Arena - è un principio che vive non se attivato dai poteri pubblici ma se attivato dagli stessi cittadini: è un principio relazionale che crea capitale sociale e rende le comunità resilienti ed inclusive”.
Attraverso l’adozione del regolamento sui beni comuni e la realizzazione dei patti di collaborazione, previsti dal testo, l’amministrazione locale non guarda più al cittadino come ad un semplice utente ma come ad un soggetto “portatore di capacità e competenze” che possono essere messe a disposizione dell’interesse generale. Non si tratta quindi “solo” di ritinteggiare delle aule scolastiche o prendersi cura di un parco, le attività di cura - come sottolineato dagli amministratori intervenuti al dibattito – al centro dei patti di collaborazione possono riguardare anche interventi su più vasta scala, come la possibilità di recuperare l’immenso patrimonio di beni abbandonati nel nostro paese.
“L’Italia è un paese pieno di ‘spazi vuoti’ – ha ricordato Arena -, secondo i dati di Legambiente infatti sono circa 5 milioni i beni abbandonati” che potrebbero diventare hub di innovazione e sviluppo creando nuove professionalità e occupazione per il territorio.
“Bisogna guardare ad una governance condivisa del territorio – ha sottolineato invece Rossana Caselli in rappresentanza della rete dei comuni toscani – ovvero ad una strategia di sviluppo locale e nazionale che possa contare anche sul contributo dei cittadini attivi nella cura dei beni comuni”. Allora perché non creare una rete tra i Comuni che stanno già sperimento il regolamento? Perché non mettere a sistema le buone pratiche realizzate e lanciare dei patti di collaborazione intra-comunali per prendersi cura dei beni comuni? Molte sono le esperienze già messe in pratica dai Comuni italiani che si sono confrontati nel corso della mattinata: come Latina, dove si stanno realizzando dei tavoli di lavoro con la cittadinanza per arrivare all’approvazione di un testo condiviso, oppure Anguillara, Trevignano Romano, Civitavecchia, Monterotondo che hanno già approvato il testo e infine Pomezia che ha creato un ufficio ad hoc dedicato alla cittadinanza attiva e alla raccolta delle proposte di patti di collaborazione.

“Il Comune di Pomezia – ha raccontato il sindaco Fabio Fucci – ha adottato il regolamento nel febbraio del 2015 prendendo spunto dal ‘regolamento tipo’ promosso da Labsus. Abbiamo realizzato oltre trenta interventi e progetti di cittadinanza attiva sul territorio” che non hanno riguardato solo la manutenzione ma anche e soprattutto iniziative di innovazione sociale mettendo al centro le persone e una nuova visione di welfare. (ag)




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