Libri - Avvistamenti, E io pago!
[16-04-2018]

Almeno una intera generazione, negli ultimi 50 anni, è stata afferrata dalla magia e seduzione dell’acquisto. Eppure modalità e contenuti dell’acquisto si stanno trasformando, e le nuove generazioni acquistano in modo diversissimo.
La classe media, o più esattamente medio-bassa, si è ritrovata all’improvviso  negli anni ’60 con una accresciuta capacità di acquisto e ha  scoperto il capriccio, il lusso relativo, l’esotico (quello che non riusciva a comprare lo comprava a rate). Come leggiamo in Pagare o non pagare (Nottetempo) di Walter Siti “”il piacere di pagare era il piacere di sentirsi uguali”, i diritto di pretendere cose grandi. Il libretto comincia proprio con la celebre frase pronunciata da Totò: “E io pago!” ed è un gioiello di immaginazione sociologica.. Poi però quella stessa classe media , già alla fine degli anni ’90,  assapora le prime avvisaglie della crisi.
Il periodo delle vacche grasse nel nostro paese dura fino al 2008, dopodiché  - come sappiamo  - si entra in una fase nuova, di diminuzione della domanda di beni di consumo e di impoverimento generale. Il consumo ostentatorio perde colpi (quello fatto solo per far rabbia al collega d’ufficio (dalla frutta fuori stagione al prosciutto serrano), però non si estingue del tutto. Così si spendono ogni anno milioni di euro soltanto per  alimentare il proprio ego, ignorando le ragioni per cui il prezzo di molti prodotti è misteriosamente caduto: ad  es.  un jeans si produce supersfruttando i lavoratori bengalesi, mentre  il salmone affumicato coltivato in Cile lascia dei residui tossici ai danni di quelle popolazioni. E anzi non si conosce il prezzo vero di nulla. Inoltre oggi disponiamo della  cosiddetta economia gratis: se sei abbastanza abile infatti puoi avere gratis musica, film, libri,  informazione, puoi  telefonare gratis,  puoi mangiare gratis (ad es. iscrivendoti a una certa community, anche se ovviamente non sarà roba di qualità escelsa),  puoi viaggiare a prezzi stracciati… Tutto questo è stato realizzato  qualche tempo fa da alcuni geniali ragazzi che in California, memori della controcultura e immersi nella New Age, immaginarono appunto un mondo in cui tutto poteva essere gratuito.
Il punto è che su tutte queste cose in regalo qualcuno ci guadagna: ci si guadagna in termini di monopolio, di visibilità (i Radiohead  regalarono gratis un loro album ma poi ci guadagnarono tantissimo in gadget e concerti!), e poi perché noi diamo in Rete gratis informazioni su di noi (che saranno messe all’asta!).  O si pensi anche alla proprietà: oggi interessa molto meno essere proprietari di qualcosa poiché le cose che compriamo ci vengono date  in uso da enti senza volto. Insomma il paesaggio economico e antropologico  sta  cambiando radicalmente. Prima di giudicarlo occorre capirlo. (flp)



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