Legge di bilancio - Castelli, Pella e Bianchi: “Nuova attenzione per i piccoli Comuni”
[22-12-2017]

“Pur restando ancora aperte alcune tematiche di prioritario interesse dei Comuni di minore dimensione demografica, registriamo sostanziali miglioramenti su diversi fronti che incideranno positivamente in modo diretto o indiretto sui  piccoli Comuni e quindi sulle comunità locali più periferiche”. E’ quanto dichiarano il vicepresidente vicario dell'Anci, Roberto Pella, il coordinatore piccoli Comuni, Massimo Castelli, e il vicepresidente e delegato alle Aree interne, Matteo Bianchi.
“C'è l’incremento da 100 a 160 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale istituito con la recente approvazione della legge per i Piccoli Comuni – spiegano gli esponenti Anci –, sono previsti contributi pari a 850 milioni di euro fino al 2020 per interventi di messa in sicurezza degli edifici e del territorio e 250 milioni di euro per il bando aree degradate dei Comuni non capoluogo, è stato ampliato il numero dei Comuni che potranno beneficiare del turn over al 100 per cento, ora esteso agli enti fino a cinquemila abitanti, assicurata la continuità del servizio di tesoreria su tutto il territorio nazionale con misure che ampliano il ricorso a Poste Italiane con il supporto finanziario di Cassa depositi e Prestiti, introdotte misure di ulteriore semplificazione del Documento Unico di Programmazione. Sono tutti segnali di una nuova e concreta attenzione verso un territorio troppo spesso non considerato per i suoi valori e le sue irrinunciabili risorse e che rappresenta invece il 54 per cento dell’intera superficie nazionale”.
 "Il tema del riordino delle gestioni associate, a partire dal superamento delle evidenti criticità che ormai hanno indotto lo stesso legislatore all’ennesima proroga al dicembre 2018  – continuano Castelli, Pella e Bianchi – resta una delle partite aperte che l’Anci tornerà a porre con forza al nuovo Governo e al nuovo Parlamento. L’Anci ha proposto più volte alcune concrete modifiche dell’impianto risalente al 2010 che presenta difficoltà attuative che non consentono ai Comuni di procedere verso una gestione associata delle funzioni e dei servizi che tenga conto delle reali esigenze e diversità delle autonomie locali”.
 



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