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Nicola Sodano
la parola ai sindaci
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Nicola Sodano
Sindaco di Mantova
“Malgrado le ferite al patrimonio culturale, la città dopo il terremoto è tornata sicura, ma per la ricostruzione vanno rafforzate le deroghe al patto di stabilità. Nella seconda parte del mio mandato rimodulerò gli obiettivi del programma, confrontandomi con le nuove emergenze, non ultimo il fatto di dover ripensare tutto in funzione del sisma”.
di Giuseppe Pellicano'
 
“Il terremoto ha provocato forti danni al patrimonio culturale ed al sistema economico. Tuttavia ora la situazione è sotto controllo e ci tengo a dire che, malgrado le ferite, a Mantova si può tranquillamente tornare”. L’appello è del sindaco della città virgiliana Nicola Sodano che ricorda come la sua amministrazione è per questo impegnata in una campagna di marketing mirata ai turisti. Ma nel fare un bilancio a due anni dalla sua elezione, il sindaco mantovano non può negare l’impatto anche psicologico del sisma: “ha letteralmente sconvolto il nostro modo di accostarci ai problemi della città”.
Parlando del terremoto ci si dimentica dei pesanti danni subiti da Mantova e dalla sua provincia. Come è la situazione del tessuto produttivo?
L’impatto è stato molto negativo. Soprattutto nei momenti iniziali dell’emergenza, abbiamo dovuto faticare un po’ per far capire che il terremoto era arrivato anche da noi. Mentre adesso va spiegato che la situazione è sotto controllo. Al turista che si è allontanato da Mantova lancio un messaggio: può tornare, tutto è stato messo in sicurezza e la città è nuovamente visitabile.
Ed il commercio cittadino ne ha risentito?
Sul commercio la crisi era già presente per dinamiche nazionali e sovracomunali. Molte attività stavano in piedi grazie alla presenza turistica ed al ruolo di attrazione che il Comune può esercitare sui centri dell’hinterland. Oggi questo clima di prudenza porta, non solo i turisti, a disertare la città e le conseguenze sono negative anche per il commercio.
La città ha subito ferite anche nel suo patrimonio artistico e culturale già monitorato da una delegazione dell’Unesco.
Fortunatamente Mantova non è una città distrutta, ma è solo ferita, a causa dei forti danni al suo patrimonio. La priorità adesso è la sua rimessa in pristino, in modo particolare del Palazzo Ducale e del Palazzo Te, e di altri monumenti come il palazzo della Ragione ed altri ‘gioielli’ cittadini che sono motivo di attrazione turistica.
Nel 2010, diventando il primo sindaco di centrodestra dopo 65 anni, aveva evidenziato il ‘peso’ del suo programma attento ai temi locali. Dopo due anni cosa vede di positivo e cosa di negativo nel suo bilancio?
Più che una cosa negativa faccio una constatazione: sono passati due anni ma per i mutamenti economici e politici, oltre che per la disponibilità finanziaria dei Comuni, sembra di parlare di un’ altra èra. E’ lo stesso problema con cui si confrontano molti miei colleghi. La necessità è di dover rimodellare le condizioni principali del programma di mandato rispetto a quando sono stato eletto, confrontandoci con le nuove emergenze, non ultimo il fatto di dover ripensare tutto in funzione del terremoto.
Quali sono i propositi per la seconda parte del suo mandato?
Più che nuovi propositi si tratta di ritarare quelli iniziali. I problemi sono ancora quelli di inizio mandato. In particolare c’è ancora da risolvere le questioni della bonifica del polo chimico, del rilancio della presenza universitaria, dei parcheggi e delle infrastrutture con il completamento del sistema tangenziale. E poi va messo in moto un meccanismo di solidarietà cittadina facendo capire che non può essere il Comune il solo attore per una politica di rilancio del territorio. Infine, va fatta una riflessione su come ‘vivere’ la città, dopo il terremoto. Prima eravamo considerata zona a basso rischio sismico ed il nostro modello urbanistico era basato sull’utilizzo delle piazze.
Il governo si è impegnato a trasferire dal 2013 tutta l’Imu ai Comuni. Cosa ne pensa?
Sono contrario all’Imu specie sulla prima casa: in un momento in cui bisogna dare sicurezza è sbagliato ‘colpire’ l’abitazione, una certezza fondamentale per i cittadini. Ci tengo a segnalare che siamo l’unico capoluogo di provincia che ha deliberato un’aliquota inferiore al 4 per mille, siamo al 3 per mille. Gli impegni del governo sono dichiarazioni di intenti: le parole vanno bene perché precedono i fatti, ma bisogna che questi si verifichino per non rimanere delusi.
Altro tema al centro dell’agenda dei Comuni è la revisione del patto di stabilità.
Finora la nostra amministrazione è rimasta nei vincoli assegnati e ha rispettato formalmente gli impegni. Certo con il terremoto e l’emergenza delle opere da attuare, sia per la messa in sicurezza della città che per lo sviluppo del territorio, bisognerebbe rafforzare il sistema delle deroghe. In fondo si tratta di utilizzare fondi che già ci sono: le nostre amministrazioni non vogliono certo pesare sui bilanci nazionali.
 
 
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