DL n. 168 "Interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica" Nota interpretativa ANCI
[30-07-2004]

Aggiornato con le modifiche emendative apportate in sede di conversione 

 

D.L. 12 luglio 2004, n. 168

Interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica

 

NOTA  INTERPRETATIVA

 

 

Art. 1, c. 11 - Spesa per acquisto di beni e servizi

 

I.a.

I comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2004-2006, secondo quanto dispone il comma 11, per il quale sono tenuti ad assicurare che “la spesa per l’acquisto di beni e servizi, esclusa quella dipendente dalla prestazione di servizi correlati a diritti soggetti dell’utente, sostenuta nell’anno 2004 non sia superiore alla spesa annua mediamente sostenuta negli anni dal 2001 al 2003, ridotta del 10 per cento”.

La norma è riferita alla “spesa” e quindi alle previsioni ed alla gestione di competenza del bilancio 2004, per cui definisce il limite di spesa in c/competenza 2004 relativa alla voce in oggetto, determinato applicando la riduzione del 10% a quella media sostenuta, sempre in termini di competenza, negli anni dal 2001 al 2003, come risultante dai relativi rendiconti di gestione.

 

I.b.

Il limite complessivo di spesa come determinato ai sensi del precedente paragrafo, si applica alla spesa per l’acquisto di beni e servizi “esclusa quella dipendente dalla prestazione di servizi correlati a diritti soggettivi dell’utente”.

La tabella 1 allegata al D.L. n. 168/2004, con note riportate in calce alle riduzioni disposte al bilancio dello Stato per i singoli Ministeri, precisa che sono escluse dalla riduzione delle previsioni – per lo Stato – le spese destinate alla scuola, alla sanità, alla sicurezza ed agli interventi di carattere sociale. Per l’individuazione dei servizi esclusi di competenza comunale occorre inoltre fare riferimento sia a quanto disposto dall’art. 1 del D.M. 28 maggio 1993, che definisce i servizi indispensabili dei comuni, sia alle altre diverse disposizioni di legge che stabiliscono il diritto dei cittadini all’esigere prestazioni e servizi da parte dei comuni:

- servizi elettorali;

- servizi di anagrafe e di stato civile;

- servizi per la giustizia;

- servizi di polizia locale e di polizia amministrativa;

- servizio della leva militare;

- servizi di protezione civile, di pronto intervento e di tutela della sicurezza pubblica;

- servizi della scuola dell’infanzia e di istruzione primaria e secondaria;

- servizi necroscopici e cimiteriali;

- servizi connessi alla distribuzione dell’acqua potabile;

- servizi di fognatura e di depurazione;

- servizi di nettezza urbana;

- servizi di viabilità e di illuminazione pubblica;

- servizi di trasporto pubblico locale;

- servizi diurno e bagni pubblici.

Ai fini di cui trattasi, dunque, i servizi ora elencati devono essere integrati con le prestazioni a carattere socio-sanitario erogate direttamente dall’ente (gestione case di riposo, servizi di assistenza domiciliare e centri sociali, servizi di sostegno alle persone disabili, gestione di asili-nido, altro), tenuto conto dell’indicazione fornita nelle note della citata tabella A allegata al decreto n. 168/2004.

La spesa correlata alla prestazione dei predetti servizi non è quindi soggetta all’applicazione del limite d’impegno di cui al par. I.a., e, coerentemente, non deve essere computata per determinare la spesa media annua del triennio 2001-2003 cui applicare la riduzione del 10 per cento.

In sintesi la riduzione parrebbe riguardare, depurata, la funzione I della spesa corrente del bilancio dei comuni.

 

I.c.

Le voci che compongono la “spesa per l’acquisto di beni e servizi” sono quelle relative agli interventi 2 e 3.

 

I.d.

La riduzione di cui al par. I.a. si “applica anche alla spesa per missioni all’estero e per il funzionamento di uffici all’estero, nonché alle spese di rappresentanza, relazioni pubbliche e convegni ed alla spesa per studi ed incarichi di consulenza conferiti a soggetti estranei all’amministrazione, inclusi quelli ad alto contenuto di professionalità conferiti ai sensi del comma 6 dell’art. 110 del Tuel di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267)”; si rileva che la norma non include i rapporti sorti in applicazione dell’art. 90, Tuel, relativi agli uffici di supporto agli organi di direzione politica.

In relazione a tali spese l’undicesimo comma richiama le disposizioni recate dal precedente nono comma, periodi secondo-sesto, e quindi:

-               l’affidamento di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione in materie e per oggetti rientranti nelle competenze della struttura burocratica dell’ente, deve essere adeguatamente motivato ed è possibile soltanto nei casi previsti dalla legge ovvero nell’ipotesi di eventi straordinari. In ogni caso va preventivamente comunicato agli organi di controllo ed agli organi di revisione di ciascun ente”. Il mancato rispetto di tali condizioni e/o l’assunzione di impegni oltre il limite complessivo come sopra individuato “costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale”. Si rileva che, secondo la norma, i profili di responsabilità erariale sono rinvenibili sia quando non sono rispettate le condizioni ora evidenziate, sia quando venga superato il limite complessivo di cui al par. I.a. anche se le medesime condizioni risultino verificate;

-               i Comuni sono tenuti ad adottare “le opportune direttive per conformarsi ai principi di cui” ai paragrafi precedenti nei confronti “delle società di capitali a totale partecipazione pubblica”. Stante il preciso riferimento alle società a totale partecipazione pubblica si devono intendere non ricomprese nell’ambito delle direttive le società miste pubblico-private, nonché altri enti od organismi strumentali dell’ente locale non costituiti in forma societaria. Le direttive così definite devono essere “comunicate in via preventiva alla Corte dei Conti”.

Per le spese di cui al presente paragrafo è altresì richiamata l’applicazione delle disposizioni recate dai periodi secondo-quarto del comma 10, e quindi:

-               gli atti ed i contratti posti in essere, dalla data di entrata in vigore del presente decreto, in violazione della disposizione contenuta nel primo periodo del presente comma (vedasi par. I.a.) costituiscono illecito disciplinare e determinano responsabilità erariale”. Si rileva che i profili di responsabilità erariale sono riferiti ad impegni assunti in virtù di atti e contratti adottati o stipulati a decorrere dal 12 luglio 2004, che comportino il mancato rispetto del limite complessivo di cui al par. I.a.;

-               il limite di spesa ex par. I.a. può essere superato senza determinare responsabilità soltanto “in casi eccezionali, previa adozione di un motivato provvedimento adottato dall’organo di vertice dell’amministrazione (ovvero del Sindaco), da comunicare preventivamente agli organi di controllo ed agli organi di revisione dell’ente”, chiamati alla vigilanza sulla corretta applicazione della normativa.

 

I.e.

Ai fini della determinazione della spesa per acquisto di beni e servizi non sono da computare le spese che trovano copertura in contributi e trasferimenti da altri soggetti, vincolati alla stessa finalizzazione, per la parte finanziata con tali entrate.

Le spese così individuate non sono quindi soggette all’applicazione del limite d’impegno di cui al par. I.a., e, coerentemente, non devono essere computate per determinare la spesa media annua del triennio 2001-2003 cui applicare la riduzione del 10 per cento.

 

I.f.

Al comma 11 in sede emendativa, oltre alla sostituzione della originaria dizione “consumi intermedi” con le parole “acquisto di beni e servizi”, è stato aggiunto il seguente periodo:

Per le regioni e gli enti locali che hanno rispettato, nell’anno 2003 e fino al 30 giugno 2004, gli obiettivi previsti relativamente al Patto di stabilità interno, la riduzione del 10 % non si applica con riferimento alle spese che siano già state impegnate alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Poiché il fine è quello di  attenuare gli effetti della manovra correttiva per gli enti locali virtuosi, ovvero quelli che abbiano rispettato gli obiettivi del Patto di stabilità interno anche nel 2004, si evidenzia che il significato dell’emendamento presentato ed approvato al comma 11 dell’art. 1 del decreto legge in oggetto  da intendersi  il seguente:

“ Gli enti che non abbiano rispettato alla data indicata il Patto di stabilità interno devono ridurre la spesa secondo i criteri indicati nella norma. Dovranno quindi operare una riduzione del 10 % rispetto alla media del triennio precedente, fatti salvi gli impegni gia assunti.

Gli enti che, invece, alla data indicata si trovino in regola con i limiti imposti dal Patto hanno l’obbligo di ridurre del 10% il differenziale tra le somme stanziate nel 2004 e le somme impegnate alla data di entrata in vigore del presente decreto. Effettuata tale detrazione potranno impegnare il rimanente   anche superando  la media del triennio  precedente.

E’ logica conseguenza della ratio della norma  che, qualora l’ente virtuoso avesse nel 2004 già operato una riduzione della spesa rispetto alla media del triennio precedente, non dovrà operare alcun ulteriore taglio e potrà quindi impegnare per intero gli stanziamenti rimasti, avendo già  contribuito al contenimento  della spesa.”




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