“Esiste ed è grave il pericolo della desertificazione orizzontale" del 'sistema' italiano stretto tra le dinamiche economiche e sociopolitiche della crisi. A scriverlo è il presidente del Censis Giuseppe De Rita nell’editoriale di questa mattina pubblicato sul Corriere della Sera.
Per De Rita la politica del governo dei tecnici sta tendendo ad una “verticalizzazione decisionale” che renderà sempre più “desertico il panorama della nostra attuale società”. La scelta di privilegiare il potere “in poche sedi a forte tecnicalità”, dice, può portare il supporto dell’Europa ma rischia di penalizzare in maniera netta “il fronte interno”. Con questa strategia, secondo il presidente Censis, “resta fuori la dimensione orizzontale del nostro sviluppo garantita dalle molteplicità dei soggetti operanti sul territorio” vale a dire “Comuni, Province, Comunità montane, aziende sanitarie nell’immenso campo della piccola e piccolissima impresa e del lavoro autonomo”.
De Rita nota poi come di questo pericolo “desertificazione” le forze politiche “non sono consapevoli” a differenza di sindacati, autonomie locali e rappresentanti delle imprese. E proprio in merito a questa consapevolezza ribadisce: “Se la stessa Confindustria, la struttura più decisa a far presenza politica di vertice, ha lanciato l’allarme il pericolo desertificazione orizzontale esiste ed è grave”.
Il presidente Censis nota però i toni troppo aspri sulla ‘macelleria sociale’ dei tagli, meglio sarebbe stato sottolineare il pericolo “con più prudenza e misura come hanno fatto Anci e Rete Impresa” soggetti che “non possono essere accusati di essere portatori di poteri forti ma portatori di uno sviluppo che è stato sempre di quantitativa ricchezza di soggetti e di qualitativa ricchezza di vitalità soggettiva”.
Ripartire dal territorio è quindi la ricetta di De Rita poiché “dimenticare tale evidenza per ascendere ad uno sviluppo di pochi, gestito da pochissimi, significherebbe lasciare scoperto un fronte interno che sarà pure secondario rispetto ai ‘pericoli dello spread’ ma che a lungo andare diventa decisivo per la nostra buona reputazione internazionale. Dobbiamo imparare a governarla l’antica vitale orizzontalità italiana” conclude il presidente Censis. (ef)