#Anci2017 - Rapporto Polizia locale: i numeri sull’attività della Polizia amministrativa e di Sicurezza (1)
[13-10-2017]

VICENZA – Scelte organizzative e amministrative in grado di garantire ai cittadini una maggiore sicurezza nelle città, riorganizzazione del personale in servizio e polifunzionalità dei dirigenti e degli operatori: è il dato che emerge dalla lettura del VI Rapporto Nazionale sull’attività della polizia locale presentato oggi a Vicenza nell’ambito della XXXIV Assemblea Annuale Anci. Una fotografia scattata in 146 città con una popolazione di oltre 20 milioni di italiani, che rappresentano circa il 34% della popolazione nazionale.
Il Rapporto presenta l’insieme delle attività svolte dai Corpi delle Polizie locali nei capoluoghi di provincia e nelle città con popolazione residente superiore ai 50mila abitanti. Nell’indagine, sono esaminate le attività delle Polizie locali suddivise in quattro macro ambiti: Polizia amministrativa, Polizia di sicurezza, Polizia stradale e Polizia giudiziaria.  
Nel campione considerato, sono oltre 30mila gli addetti in servizio presso i Corpi di Polizia locale, prevalentemente uomini (64%) solo in 12 Comuni, tra quelli considerati, il numero delle donne è uguale, se non superiore, a quello maschile.   
Dal Rapporto emerge anche una polifunzionalità dei dirigenti e degli operatori: in 94 Comuni dei 146, 727 operatori tra uomini e donne sono stati messi a disposizione per svolgere servizio presso le Procure della Repubblica. Circa il 60% dei dirigenti presenti nel campione è responsabile anche di altri servizi (protezione civile, mobilità e trasporti, ambiente e attività produttive). Quasi tutti i Comuni tra quelli considerati nel campione hanno istituito nuclei specializzati all’interno della propria organizzazione: nuclei di polizia amministrativa (95% dei Comuni), nuclei di polizia stradale (95% dei Comuni) e nuclei di polizia giudiziaria (91%).
Rispetto alle attività della polizia amministrativa gli interventi più rilevanti sono quelli relativi alle verifiche delle posizioni anagrafiche (nel 2016 pari al 70% delle attività della polizia amministrativa) meno frequenti sono i trattamenti sanitari obbligatori (oltre 13mila casi nel 2016). Da non dimenticare gli interventi in materia di urbanistica ed edilizia (nel 2016 oltre 11mila gli abusi accertati), accertamenti in tema ambientale che si concretizzano in discariche abusive (10,5%), abbandono dei rifiuti (25,4%) e riscontro di violazioni di regolamenti, ordinanze e leggi (20,3%).  
Sono state oltre 300mila le attività di polizia di sicurezza realizzate nel 2016, di cui il 57,5% interventi di sicurezza urbana e ordine pubblico, il 24,2% attività di identificazione di stranieri e il 18,4% attività di polizia giudiziaria. Questi interventi non sono diffusi in modo omogeneo in tutte le città: su 146 realtà della rilevazione, 59 città (circa il 40%) non hanno effettuato identificazioni, inoltre l’87% è realizzato da cinque città: Roma, Milano, Padova, Verona e Bologna. Sono dati che dipendono spesso dalla percezione di insicurezza dei cittadini, dall’attenzione degli amministratori sul tema dell’immigrazione, e dal palesarsi dell’emergenza dei grandi flussi migratori in atto.
Infine qualche dato sulla sicurezza urbana: i controlli coordinati sul territorio sono stati circa 100mila e hanno portato a 1.704.436 accertamenti di violazioni e a 14.888 sequestri.
Gli interventi per una maggiore sicurezza si estendono anche alla videosorveglianza: lo scorso anno nei 146 Comuni presi come campione sono state installate circa 18mila telecamere, in media 122 per ogni città, quelle con il maggior numero di installazioni sono Milano (2158) Roma (4289) e Firenze (610). Il 64% dei Comuni si è dotato di un regolamento, mentre il restante 36% non ha ancora regole sulla videosorveglianza. (fr)
 
 



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