Focus Scuola - Palmieri (ass. Napoli): “Contro l’individualismo salvaguardare significato di scuola e salute beni collettivi”
[14-09-2017]

di Annamaria Palmieri *
 
I Comuni e le scuole si trovano sempre più spesso a dover rispondere in prima linea a scelte e norme che sulla comunità scolastica hanno un effetto disgregante e profondamente divisivo.
Il divieto di accesso a scuola nei confronti dei bambini della fascia 0-6 anni i cui genitori non abbiano eseguito le vaccinazioni oggi rese obbligatorie ha illuminato il più insopportabile dei conflitti, quello tra due diritti inalienabili per un minore, il diritto allo studio e il diritto alla salute, che tra l’altro delimitano il sempre più ristretto terreno del “pubblico”, che è invece fondamentale rivendicare e difendere con forza.
Sono stati i Comuni, tramite l'Anci, i primi a denunciare che la difesa e salvaguardia di entrambi questi diritti richiede strategie di lungo periodo, che agiscano sul versante dell'educazione e della sensibilizzazione degli adulti attraverso campagne informative scientificamente fondate, piuttosto che attraverso la sanzione, il controllo e il rischio di violazione della privacy.
La circolare del MIUR del 17 settembre e quella successiva, non è priva di forzature giacché introduce, nella fase transitoria, per la scuola dei più piccoli, una distinzione preoccupante tra "accesso" e "iscrizione". Si deve accettare l’iscrizione dei bambini non vaccinati, ma subordinarne la frequenza al momento della regolarizzazione o, come è stato detto recentemente, alla presentazione della domanda di vaccinazione presso l’Asl.
E’ improprio che le scuole debbano diventare il luogo del controllo e della sanzione, con tutte le conseguenze anche di tipo amministrativo e procedurale. E questo perché non solo si affida alla scuola la parte del "poliziotto cattivo", pretendendo che lavori ad una documentazione su cui il personale scolastico non ha la competenza e preparazione di merito necessaria, ma perché si favorisce l'innescarsi, nei diversi contesti, di vere e proprie guerre tra genitori e genitori, tra genitori e scuole. Alcuni reclamano il diritto all’istruzione dei propri figli anche se non vaccinati, rivendicando la propria libertà di scelta; altri dichiarano di non accettare la convivenza dei loro figli vaccinati con compagni non vaccinati. Infine non mancano genitori di bambini vaccinati in lista d’attesa che rivendicano il diritto alla frequenza al nido al posto di quel bambino che  in regola non è.
In più, per la sola ragione che i due segmenti che costituiscono lo 0-6 non sono in regime di obbligo scolastico, e quindi godono di protezioni e vincoli minori, la proibizione colpisce i più piccoli, con buona pace di tutta la retorica che è stata condotta negli ultimi dieci anni sul progetto di valorizzazione dello 0-6 e di continuità con gli ordini di scuola successivi. Questa vicenda conferma che fra lo 0-3, il 3-6 e la scuola primaria resta lo spartiacque della “obbligatorietà”, con tutto quel che ne consegue. Per cui un bambino non vaccinato oggi deve essere escluso dalla frequenza poniamo dell’ultimo anno dell'infanzia, ma paradossalmente potrà poi andare il prossimo anno in prima classe della primaria.
Non diversamente l'istanza individualistica ha prevalso e prevale su quella collettiva nei cosiddetti fautori del pasto da casa. Il valore socializzante e la bontà della condivisione del momento scolastico appaiono sacrificati all'altare del proprio personale convincimento e della separazione tra diversi. Ed anche qui l'elemento che innesca il conflitto si nasconde tra le pieghe della norma, anzi tra le sue contraddizioni: se la refezione è un servizio "a domanda individuale" non può essere accampato come essenziale alla crescita e difenderne il valore educativo diventa sfida coraggiosa. Per uscirne come Comuni dobbiamo porci l'obiettivo di lavorare intensamente ad una interlocuzione tra tutte le istituzioni pubbliche coinvolte nei diversi segmenti: in primis con le ASL e con le scuole per favorire la massima chiarezza e porre fine al momento di disorientamento vissuto dalle famiglie sotto tutti gli aspetti.
Per affrontare i pregiudizi nutriti nei confronti dell'alimentazione, ad esempio, da tre anni a Napoli portiamo avanti un percorso che coinvolge Comune, ASL Napoli 1 e scuole ed ha come obiettivo l'empowerment delle mamme, il loro protagonismo nel favorire stili alimentari corretti nei loro bambini. Allo stesso modo non si può prescindere dall'affrontare insieme alle famiglie la questione della copertura vaccinale e della riduzione del rischio, collaborando con esse e senza rigidità. Certo è diventato un tema complesso, sul quale si fa fatica a individuare comportamenti condivisi. Ma se come istituzione pubblica, come Comune che deve tutelare tutti i cittadini, dovremo applicare questa legge, noi non vogliamo farlo “contro” le famiglie, ma insieme ed accanto ad esse.
 
* assessora all'Istruzione e alla Scuola Comune di Napoli



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