Il presidente Anci: “Ripensare dimensione comunale, con 8mila Comuni difficile gestire nuove competenze da Stato e Regioni”
[11-07-2014]
Città metropolitane

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BOLOGNA - “Il tema centrale del prossimo congresso dell’Anci sarà la dimensione comunale. Le città metropolitane avranno la gestione di nuove competenze, difficili da portare avanti con questa dimensione demografica e con questo numero di Comuni. Dobbiamo quindi mettere al centro della nostra agenda il tema della dimensione ottimale. Non possiamo chiedere alle Regioni di occuparsi di legislazione, lasciando ai Comuni la gestione, con 8mila Comuni di cui circa la metà sotto i mille abitanti”. Così il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, parlando alla platea intervenuta al convegno organizzato dal Comune di Bologna, su presente e futuro delle Città metropolitane.
“A Torino – ha detto Fassino – avremo una Città metropolitana di 315 Comuni di cui 270 con meno di 3mila abitanti. Un conto è gestire il nuovo ente con 315 Comuni, altro con 80”. Per il presidente Anci occorre perciò “rilanciare con forza le Unioni di Comuni e, dove ci sono le condizioni, promuovere le fusioni. Alle Regioni puoi chiedere di cedere funzioni ma anche i Comuni devono pensare a riformarsi per poterle gestire”.
Sempre sulla necessità di rivedere il numero dei Comuni, Fassino ha poi ricordato come “i grandi investitori, e ne ho avuto conferma diretta nei giorni scorsi, vedono come attrattive realtà urbane superiori al milione di cittadini. Al di sotto non c’è attrattiva quindi investimenti e quindi sviluppo”.
Il presidente Anci, però, tiene a sottolineare che in “nessun modo” la Città metropolitana sarà catalizzatore di risorse e competenze rispetto ai Comuni periferici. “Aleggia il sospetto – ha precisato - che il capoluogo andrà a sottrarre competenze e spazio agli altri Comuni. Nessuna competenza verrà tolta: le Città metropolitane avranno risorse proprie e una struttura amministrativa distinta”.
Tornando al merito della legge Delrio, Fassino ha ribadito come questa sia “la prima di una serie di riforme, da quella del Senato fino alla revisione del Titolo V, che ha come filo conduttore i Comuni”. Tuttavia non mancano le criticità già più volte ribadite e che riguardano, gli statuti, le funzioni e le risorse.
Sugli statuti, l’dea di Fassino è che debbano essere costruiti in modo “da garantire pari dignità a tutti i Comuni a prescindere dal loro peso demografico. Servono regole sulla rappresentanza che riconoscano le prerogative delle aree esterne rispetto a quelle della corona metropolitana ristretta”.
Su funzioni e competenze dallo Stato e dalle Regioni, invece, “si tratta di capire se sarà trasmissione 'ereditaria'. Su questo – nota il presidente Anci - serve una fase di discussione approfondita per non trovarsi d fronte a un trasferimento meccanico e capire quali deleghe è giusto che siano confermate e consolidate e quali tolte”.
Infine il nodo risorse. “Quanto fin qui assegnato è assolutamente inadeguato rispetto a funzioni che le città metropolitane dovrebbero assolvere. Vogliamo sapere su quali disposizioni finanziarie possiamo contare. Non si fanno nozze con i fichi secchi neanche nelle riforme istituzionali”, ha ironizzato il presidente Anci.
La conclusione è sul tema della governance. “Chi l’ha costruita com’è adesso – ha detto Fassino - ha dovuto fare mediazione politica ma, e torno al caso di Torino, un Consiglio metropolitano a 18 per 315 Comuni è un problema. Inoltre ribadisco che, oltre al meccanismo di elezione per lista, si pensi anche all’opzione dei collegi territoriali che ritengo più funzionale. Si vota il 28 settembre, c’è il tempo per un adeguamento normativo”. (ef)



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