Piccoli Comuni e Unioni - Anci risponde alle accuse Anpci su provvedimenti Ddl Delrio
[06-08-2013]

L’Ansa ha diffuso il 30 luglio un comunicato nel quale l’Anpci accusa il Ministro degli affari regionali e autonomie Delrio di aver rinnegato il caposaldo della sua azione politica in difesa dell’autonomia comunale, affermato nella precedente veste di Presidente Anci, in quanto il DDL cosiddetto “svuota province” prevedrebbe la costituzione obbligatoria delle Unioni di comuni e la sopravvivenza delle convenzioni solo per cinque anni.
Con lo stesso comunicato si accusa l'Anci di aver "gettato la maschera" e si invitano i piccoli Comuni a lasciare l’Associazione.
Con uno  strumentale e allarmistico travisamento dei fatti ed una altrettanto strumentale confusione tra posizioni dell'Anci e testo del disegno di legge, l'Anpci cerca per l'ennesima volta di colpire quello che sembra essere da anni  il suo solo vero obiettivo: indebolire l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.
Da anni ormai le proprie battaglie l'Anpci le conduce più contro l'Anci, travisandone le posizioni, piuttosto che contro le scelte legislative sbagliate e penalizzanti per i Comuni che nel tempo si sono succedute.
Le iniziative e le battaglie condotte in questi anni da Anci contro l'estensione ai piccoli comuni del patto di stabilità, che hanno retto sino al 2013 e che ora continuano per la sua eliminazione, e quelle per rendere sostenibile e ragionevole il percorso delle gestioni associate, si contrappongono sul fronte Anpci soltanto ad una continua e sterile polemica che non e' riuscita ad ottenere un solo risultato per i piccoli comuni, salvo provare ad intestarsi quelli, seppure non risolutivi, conseguiti grazie all'azione di Anci.
Ricordiamo ad esempio la rimozione dell’obbligo diverso per i Comuni con meno di 1000 abitanti rispetto a quelli tra 1000 e 5000 abitanti in ordine alle funzioni da gestire in forma associata;
- la possibilità, per tutti i Comuni con meno di 5000 abitanti (sotto o sopra i 1000) di scegliere liberamente come gestire in forma associata le funzioni, attraverso convenzioni o unioni ai sensi dell’art. 32 del Testo unico o ancora attraverso le unioni nate ai sensi dell’art. 16 manovra bis 2011 (perché il Governo ha inteso mantenerle come ulteriore opzione facoltativa).
- la conferma della possibilità per le Regioni di derogare ai limiti demografici minimi fissati dall’art. 16 e da raggiungere con le gestioni associate;
- la riserva del 50% degli spazi finanziari del patto verticale regionale incentivato ai piccoli comuni
- il programma di 100 milioni di euro per investimenti nei piccoli comuni;
- il rinvio dell'obbligo della Centrale unica di committenza per coordinarlo con la gestione associata delle funzioni.
E si potrebbe continuare.
Su tutto questo basti pensare alle numerose iniziative e mobilitazioni organizzate da Anci negli ultimi due anni, con la Presidenza di Graziano Delrio, per affermare la centralità del Comune nell’ordinamento amministrativo del Paese e sostenerne le peculiari esigenze di autonomia.
Rispetto alla questione presa a pretesto per il comunicato, l’Anci si è sempre battuta in ogni sede, con determinazione e trasparenza affinché, nel caso delle gestioni associate di funzioni e servizi, sia garantita ai piccoli Comuni la possibilità di scegliere ed utilizzare liberamente sia gli strumenti dell’Unione che quelli della convenzione, tutelando anche questa forma di gestione associata proprio per offrire strumenti flessibili da adeguare alle diverse realtà territoriali ed alle scelte autonome dei Comuni.
L’opzione di favor per l’Unione di comuni che introduce il DDL citato è, nelle intenzioni del Governo, finalizzato all’obiettivo di salvaguardia unitaria e omogenea sul territorio dell’esercizio delle funzioni fondamentali definite dalla Stato, mediante l’approntamento di una modalità di cooperazione strutturata e autorevole sotto il profilo della rappresentanza democratica delle comunità locali.
Questa scelta pone un problema serio al quale continuiamo a ritenere si possa rispondere mantenendo comunque per i Comuni la possibilità di optare liberamente nell’utilizzo degli strumenti di Unione e convenzioni, anche utilizzandoli come complementari.
Su questo lavoreremo nel corso dell’iter del disegno di legge. Così come lavoreremo, attraverso una fase di ascolto e discussione che Anci intende aprire nei territori con gli amministratori dei piccoli Comuni (e non solo), attorno a tutte le questioni che il disegno di riforma contiene.
Lo faremo criticando ciò che riteniamo di criticare e con le nostre proposte di modifica, dentro un quadro che valorizzi ruolo ed autonomia dei Comuni.
Il disegno di legge presentato dal Ministro Delrio e dal Governo, non dal Presidente dell’Anci, che inizia ora un percorso che lo porterà all’esame del Parlamento dopo il passaggio in Conferenza unificata, ha il merito di affrontare organicamente il tema della riforma delle Province e del riordino delle funzioni che ad esso si associa muovendo da una riaffermata centralità dei Comuni.
Quello è per noi il punto essenziale. Sul come perseguirlo e sulle singole disposizioni contenute nel disegno di legge e tra esse anche su quella relativa al rapporto tra Unioni e convenzioni, Anci mantiene la sua autonoma valutazione e porterà al confronto con il Governo e con il Ministro Delrio il contributo che verrà anche dall’ascolto e dal confronto con gli amministratori dei piccoli Comuni. (com/fdm)




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