Focus scuola

Dall’edilizia scolastica all’educazione civica. L’intervista all’assessora Palmieri (Napoli)

Prosegue il nostro focus dedicato alla scuola. Abbiamo intervistato l’assessora del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri, che ci racconta quali sono ancora le questioni da affrontare a pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico. Dall’edilizia scolastica fino alla legge sull’educazione civica tanti i temi sul tavolo del dibattito nazionale.

Diversi giorni fa è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto inclusione scolastica per alunni disabili. Come valuta questo provvedimento e che impatto avrà la sua applicazione per le amministrazioni comunali?
“Sui servizi per la scuola di competenza delle scuole e dell’ente locale mi auguro che il nuovo governo faccia chiarezza e investa in misura adeguata. La maggiore richiesta delle istituzioni scolastiche riguarda ovviamente le dotazioni di personale Ata debitamente formato da adibire alle mansioni previste dal decreto legislativo: ovvero di assistenza, a cui il Comune di Napoli ha dato negli anni il proprio apporto con personale OSA, deputato a affiancare le risorse interne delle istituzioni scolastiche. Da una ricerca che abbiamo condotto, come assessorato, in questi anni si evince che la questione dell’inclusione debba ricevere maggiore attenzione in ragione dell’aumento progressivo del numero degli alunni portatori di bisogni speciali. In molte scuole il numero dei bidelli è insufficiente e questo crea sofferenza notevole. Se al Comune compete l’assistenza specialistica, è necessario che per i bisogni quotidiani e materiali le scuole siano messe in condizione di rispondervi senza fare i salti mortali considerato che con il dimensionamento molte istituzioni hanno più plessi e dunque faticano a reggere con il personale a disposizione”.

Altro tema delicato ad ogni inizio anno è quello dell’edilizia scolastica. Quale dal suo punto di vista la situazione?

“Rispetto all’edilizia scolastica, il Comune di Napoli sta facendo un grosso investimento in sicurezza con i fondi del Patto per Napoli, ha programmato dal 2016 al 2020 sia rinnovo e adeguamento per i CPI sia le indagini di vulnerabilità sismica per gli oltre 300 edifici di sua competenza. E’ un lavoro che impegna decine di milioni di euro e dunque i tempi tra progettazione, gare, appalti, sono lunghi e non possono essere abbattuti. Ho accolto pertanto con favore che finalmente l’Anci sia stato ascoltato sullo spostamento dei termini con la proroga al 2021 per i CPI. Nel frattempo però è essenziale che si sblocchino anche i fondi PON FESR e che sia consentito ai Comuni di accedere a finanziamenti per progettazione e per manutenzioni straordinarie anche dell’impiantistica (ad esempio impianti elettrici e idraulici) nonché per videosorveglianze e rigenerazione degli spazi e degli ambienti di apprendimento.

Secondo lei qual è la principale difficoltà dei Comuni rispetto ad interventi di progettazione?

In genere il problema che hanno i grandi Comuni è l’impossibilità di disporre di progettazioni esecutive e cantierabili a causa della penuria di risorse umane tecniche (sono anni che le assunzioni sono limitate se non ferme) in rapporto al patrimonio edilizio: andrebbe tenuto in conto che il sistema dei bandi finisce spesso per trascurare il criterio della numerosità della platea, che invece è indispensabile introdurre, non solo per l’edilizia. Anche per i finanziamenti dello 0-6 sarebbe utile rinnovare il Fondo per il Sistema integrato anche per i prossimi anni e tenere in maggior conto il fabbisogno in ragione della platea dei possibili destinatari, che a Napoli sono centinaia di migliaia.

La legge che reintroduce lo studio obbligatorio dell’educazione civica è anche frutto dell’azione dell’Anci e dei Comuni. Secondo lei cosa serve per completare il percorso delineato e dare attuazione al provvedimento?

Per completare il percorso sull’educazione civica, per dare realmente dignità ad una disciplina, l’essenziale è che essa non abbia dimensione ancillare, il che è possibile solo con un investimento in personale specificamente destinato. Allo stato l’idea è di spalmare ore nelle cattedre affini: è certo che tutte le discipline concorrono all’educazione alla cittadinanza, questo è pleonastico, ma fare aggiunte di materie e voti senza investire è il contrario di quello che serve. Io penso ad un certo numero di insegnanti di diritto, insomma di esperti cui demandare – in sinergia con le programmazioni trasversali condotte con le altre discipline – il compito di accompagnare e valutare i percorsi svolti nelle scuole. Altrimenti siamo di fronte ad un nuovo sovraccarico per i docenti e ad una nuova materia con voto di cui non sarà chiara la finalizzazione nemmeno per gli alunni.
Non è il “voto” a dare importanza ad un insegnamento, specie se si intende la valutazione come formativa e non sommativa, ma l’individuazione di finalità e obiettivi chiari.

Focus Scuola | Leggi anche le interviste a Sassi (Casnate con Bernate) e a Galimberti (Milano).

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