Coronavirus

Cultura, la sua dimensione è urbana, aiutiamola a ripartire. L’appello degli assessori di 12 città

La cultura vive in maniera preponderante nelle nostre città, segnandone l’economia, alimentandone la vita e le relazioni sociali, e naturalmente influenzandone la qualità della vita, l’attrattività per turisti, capitali e imprese. Parte da questa considerazione l’appello firmato da 12 assessori alla Cultura di altrettante città italiane, che chiedono misure di sostegno al settore culturale provato dall’ emergenza coronavirus. A firmare l’appello, rilanciato oggi dalle pagine del Corriere della Sera, sono gli assessori Luca Bergamo (Roma), Adham Darawsha (Palermo), Filippo Del Corno (Milano), Eleonora De Majo (Napoli), Barbara Grosso (Genova), Francesca Leon (Torino), Matteo Lepore (Bologna), Paola Mar (Venezia), Paolo Marasca (Ancona), Ines Pierucci (Bari), Paola Piroddi (Cagliari), Tommaso Sacchi (Firenze).
Il documento ricorda che l’offerta culturale nel nostro Paese si regge su 1,55 milioni di donne e uomini, che rappresentano oltre il 6 per cento del totale occupati: molti sono lavoratori con contratti atipici, partite Iva, freelance, prestatori d’ opera occasionale e a giornata. Sono stati loro i primi ad essere colpiti dalle misure di riduzione della socialità che si sono tradotti subito nell’azzeramento del reddito per centinaia di migliaia di persone.
Pertanto per salvaguardare il ruolo economico e sociale che la cultura svolge nelle città, soprattutto nei suoi territori più disagiati, occorre un forte intervento dello Stato, sia economico, sia normativo, a favore degli Enti locali. Il tutto partendo dal reintegro per un triennio della imposta di soggiorno, il cui utilizzo può essere destinato anche alle politiche culturali; così come dall’erogazione di un Fondo speciale da destinare ai Comuni su base triennale per la rinascita culturale; per finire con l’ampliamento dell’utilizzo di ArtBonus per sostenere anche le attività di produzione e diffusione culturale.

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