Welfare

#Conversazionisulsociale: esperienze di innovazione sociale e ruolo degli attori locali

Il ruolo centrale delle comunità locali, l’attivazione delle energie civiche per tessere nuove relazioni di collaborazione nel governo dei servizi innovando così il sistema di welfare locale. E’ questo il filo rosso che lega le esperienze di innovazione sociale nei territori di cui si è discusso nel corso del terzo appuntamento di #Conversazionisulsociale, ciclo di webinar realizzati nell’ambito del progetto Penisola sociale promosso da Cittalia, Anci, Fondazione Ifel e il Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre a vent’anni dalla legge 328 del 2000 sul sistema integrato dei servizi sociali. A prendere parte al dibattito e al confronto sui progetti e le iniziative di innovazione sociale: Giovanni Viganò, Istituto ricerca sociale Synergia, Università L. Bocconi, Giorgio Gori, sindaco del Comune di Bergamo, Gianfilippo Mignogna, sindaco del Comune di Biccari, Emanuela Losito, responsabile Unità Sviluppo WeMi e Progetti – Area Diritti, Inclusione e Progetti del Comune di Milano, Silvana Mordeglia, presidente Fondazione nazionale assistenti sociali, Università di Genova e Paola Dario, coordinatrice Area Sviluppo di Comunità Servizio Sociale dei Comuni della Carnia. A moderare il dibattito è stato il responsabile area welfare e immigrazione di Anci e direttore di Cittalia – Fondazione Anci, Luca Pacini.
Una collaborazione transregionale per costruire assieme una rete di azioni per poter rispondere ai nuovi bisogni di città in continuo cambiamento, è il cuore dell’esperienza raccontata dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori che ha parlato del progetto Will – Welfare Innovation Local Lab, nel quale sono coinvolti diversi Comuni capoluogo di provincia (tra cui Mantova, Reggio Emilia, Ravenna, Padova, Parma, Rovigo ecc.) per sperimentare, co-progettando, nuove forme di welfare locale puntando sulla valorizzazione delle energie dei corpi sociali delle comunità. Obiettivo è anche quello di creare delle alleanze sul territorio partendo dalla dimensione del quartiere verso un nuovo progetto di revisione del welfare che deve tenere conto di una dimensione più strutturata dei servizi. Si tratta di un modello che deve superare il tradizionale impianto dell’appalto che oggi non corrisponde più ai nuovi bisogni emersi soprattutto in questa pandemia, ma bisogna recepire e trasformare le energie del territorio puntando sulla dimensione del quartiere.
Costruzioni di relazioni sociali ripensando al ruolo attivo del cittadino nella vita della comunità locale è il nuovo approccio che anche il piccolo Comune di Biccari (in provincia di Foggia) sta sperimentando con diversi progetti come ha raccontato il sindaco Gianfilippo Mignogna. Un nuovo modo di guardare al sistema del welfare locale che si basa sul concetto della “restanza attiva” che ha permesso di passare  “da servizi a sportello a servizi a campanello” dove i cittadini sono i veri “custodi civici”, coloro che vanno a ricucire il tessuto sociale delle comunità praticando la ‘restanza attiva’. In questa direzione, tra i tanti progetti illustrati, il sindaco ha parlato della nascita di una cooperativa di comunità che coinvolge anziani e giovani del paese, con oltre 200 soci, per sviluppare una strategia di sviluppo locale.
In questa direzione va anche l’esperienza di Milano, raccontata da Emanuela Losito, responsabile Unità Sviluppo WeMi e Progetti – Area Diritti, Inclusione e Progetti del Comune di Milano. Con il sistema Wi-Mi, una innovativa piattaforma digitale per connettere la rete dei servizi ai cittadini, il Comune è partito dalla considerazione che per produrre cambiamento in un sistema di risorse frammentate e disperse fosse necessario reinterpretarsi in un modello di rete in cui giocare un ruolo di indirizzo strategico, coordinamento e connessione dei nodi. Per questo il modello sperimentato ha puntato su una nuova governance, su una “regolamentazione leggera” per valorizzare gli enti produttori come partner fuori da una logica di fornitura, investendo di più sulla collaborazione e sulla connessione senza predefinire e standardizzare i servizi con l’intento di creare un “welfare di tutti e per tutti”.
Laboratori partecipati per analizzare e comprendere i bisogni sociali del territorio con un focus sui giovani è stata invece l’esperienza raccontata da Paola Dario, coordinatrice Area Sviluppo di Comunità Servizio Sociale dei Comuni della Carnia. Grazie ad un processo partecipato che ha coinvolto le scuole del territorio e gli insegnanti, si è cercato di intercettare e provare a dare una risposta ai bisogni dei giovani analizzando non solo i comportamenti a rischio ma anche le prospettive future. Un progetto che ha dimostrato – come le altre esperienze raccontate – la forte rete di relazione sul territorio e la necessità di definire politiche di intervento che siano più partecipate per dare risposte concrete ai bisogni emergenti dei cittadini. In questo contesto non bisogna dimenticare il ruolo cruciale degli assistenti sociali, quali attori importanti nel sistema di welfare locale e dell’innovazione sui territori, come rimarcato dalla presidente Fondazione nazionale assistenti sociali, Università di Genova, Silvana Mordeglia.

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