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Beni Comuni:le esperienze di Firenze, Cosenza, Todi, Civitavecchia, Siracusa, Imola, Oderzo, Napoli

La stretta collaborazione tra cittadini e amministrazioni locali per la cura e la gestione condivisa dei beni comuni è il filo conduttore dell’incontro “Lo stato dei beni comuni” che si è svolto oggi a Montecitorio alla presenza del presidente della Camera Roberto Fico e del premier Giuseppe Conte. Tante le esperienze raccontate dai sindaci che tracciano i contorni di un nuovo modo di amministrare: aperto e partecipato, come hanno raccontato i primi cittadini di Firenze, Dario Nardella, di Cosenza, Mario Occhiuto, di Siracusa, Francesco Italia, di Todi, Antonio Ruggiano, di Oderzo, Maria Scardellato, di Imola, Manuela Sangiorgi, di Civitavecchia, Antonio Cozzolino e il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Alessandro Fucito.
Dalla partecipazione civica alla rinascita di interi spazi urbani, le esperienze dei sindaci richiamano alla necessità di coinvolgere attivamente gli attori locali per recuperare il senso di appartenenza alla comunità e ricostruire i legami sociali. Cambia così il paradigma dell’amministrazione locale.
Come dimostra l’esperienza di Firenze raccontata dal sindaco Dario Nardella. “Nel novembre 2017 abbiamo approvato un regolamento finalizzato alla cura, alla rigenerazione e alla gestione di beni pubblici, sui quali associazioni e singoli cittadini possono proporre all’amministrazione patti di collaborazione”. Prendersi cura degli spazi condivisi vuol dire anche dare nuova forma e contenuto all’idea di cittadinanza, per questo, come ribadito da Nardella, su iniziativa del Comune di Firenze e poi supportata da Anci, “abbiamo lanciato la proposta di legge sull’educazione alla cittadinanza che ha raccolto 78mila firme, ben più delle 50mila necessarie affinché cominci l’iter parlamentare per far diventare legge l’insegnamento dell’educazione alla cittadinanza”.
Nardella ha poi lanciato un appello al premier Giuseppe Conte e al presidente della Camera Roberto Fico sul tema del regionalismo differenziato: “L’autonomia è un tema troppo serio per essere lasciato solo alle istituzioni nazionali, vi chiedo ‘ascoltate prima i sindaci’ perché il regionalismo non può essere assunto come forma di discriminazione tra cittadini dei comuni”.
La scuola è essa stessa un bene comune, come evidenzia il sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino. “Il bene comune scuola ha bisogno di spazi adeguati da poter vivere. Lo stato degli istituti scolastici del nostro Paese non è dei migliori e Civitavecchia non ha fatto eccezione. Posso però affermare con orgoglio che grossi passi in avanti sono stati fatti grazie alla stretta collaborazione con l’associazionismo locale”.
La sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, ha ricordato infatti come “sono oramai realtà i regolamenti dei Beni comuni, adottati da circa 200 Comuni, verso modelli gestionali collaborativi e partecipativi”.
Gestione condivisa degli spazi urbani vuol dire quindi mettere al centro le persone. “Dobbiamo tornare al concetto della ‘città-bene comune’, dove si rigenerano gli spazi e si recuperano i beni abbandonati creando un mix di funzioni” ha rimarcato dal canto suo il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto.
Città aperte e partecipate su cui è necessario investire anche risorse economiche ed umane, come ha rimarcato il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, che ha portato l’esperienza della sua città che fa parte del network del programma europeo Urbact.
Iniziative e progetti che puntano non solo alla riqualificazione di aree periferiche della città ma allo stesso tempo contribuiscono ad attivare percorsi di inclusione sociale. Esperienze che segnano anche un cambio di passo nel modo di amministrare i territori. Come dimostra anche il caso del Comune di Todi. Il sindaco Antonio Ruggiano, nel suo intervento, ha sottolineato come “i sindaci affrontano concretamente i problemi dei cittadini, e lo fanno in piena sinergia”. E così sono nate le esperienze della Pro Todi, “una delle pro loco più antiche dell’Umbria, che si è assunta il ruolo di custode, sorvegliante e conservatrice di alcune delle sale museali più belle della nostra città”, ma anche molte pratiche di cura condivisa del verde urbano.
Prendersi cura dei beni comuni significa, per la sindaca di Oderzo (Tv), Maria Scardellato, “dare ai Comuni l’autonomia finanziaria, di entrata e di spesa, sancita dall’articolo  119 della Costituzione” chiudendo il suo intervento con un appello: “Dopo cinque anni, verrà trasferita al Comune di Oderzo la proprietà di una porzione di una ex caserma, come era previsto dal federalismo demaniale. Non ci mancano certo le idee per la valorizzazione del bene ma abbiamo sicuramente bisogno di sostegno finanziario”.
Per la prima volta, all’incontro alla Camera, hanno preso parte anche i presidenti dei Consigli comunali, segno di una sempre maggiore attenzione al ruolo che le assemblee elettive svolgono sui territori.
In rappresentanza di questi ultimi è intervenuto il coordinatore nazionale di Anci, Alessandro Fucito, che ha sottolineato la funzione fondamentale e l’impegno dei consigli comunali nel garantire la piena “fruizione dei beni comuni” a partire dall’acqua ma anche la necessità di definire un patto nazionale sui beni comuni con gli enti locali per dare risposte concrete ai cittadini. “Una nuova frontiera anche per l’Anci su cui ci impegneremo”.

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