Beni comuni

Beni comuni e contrasto alla povertà. A Torino la conferenza finale del progetto Co-City

TORINO – Coinvolgere i cittadini nella co-progettazione della città e nella cura condivisa dei beni comuni significa ‘liberare le energie civiche’ del territorio per mettere a sistema idee e azioni per spazi urbani partecipati contro ogni forma di esclusione e povertà.
Il progetto Co-City di Torino ha puntato proprio sull’aspetto della condivisione tra amministrazione locale e cittadini per la rinascita e la riappropriazione di molte aree della città attraverso la stipula dei patti di collaborazione. Oltre 120 proposte sono state ricevute dall’amministrazione comunale e più di 50 sono nella fase di co-progettazione o di attuazione.
I risultati del progetto, finanziato dal programma europeo Urban Innovative Actions e realizzato dal Comune di Torino, dalla Case del Quartiere, dall’Università di Torino e dall’Anci, sono stati presentati oggi nel corso della conferenza finale presso la Casa di Quartiere Cecchi Point.
“Con il progetto Co-City abbiamo costruito uno strumento elastico a partire dalle esigenze dei cittadini per la riqualificazione non sono materiale del territorio ma anche immateriale contribuendo al rafforzamento del senso di comunità”.  La sindaca Chiara Appendino ha così spiegato il senso del progetto che ha coinvolto giovani e meno giovani in un processo di co-progettazione e cura dei beni comuni. “Attraverso i patti di collaborazione – ha proseguito la sindaca – i cittadini si sono presi un ‘pezzo’ di responsabilità nella cura dei beni comuni. E oggi possiamo dire che comincia un nuovo percorso. Solo di recente abbiamo adottato un nuovo regolamento sulla gestione condivisa dei beni comuni da applicare anche su beni più complessi. Presto avvieremo – conclude – un progetto su un bene patrimonio Unesco”.

“Quello di Co-City è un importante progetto che può essere replicato anche in altre realtà territoriali: dai Comuni più grandi a quelli più piccoli, un percorso che l’Associazione dei Comuni sostiene e promuove”. A sottolinearlo è stato il direttore di Anci Piemonte, Marco Orlando che ha portato i saluti del Segretario generale di Anci, Veronica Nicotra.
Un modello di governo condiviso del territorio, quello di Co-City, che ha trovato un alleato prezioso nelle circoscrizioni e nella Rete delle Case del Quartiere, come vero e proprio organismo di raccordo tra istituzione locale e cittadini. Ruolo rimarcato da Marialessandra Sabarino, presidente della Fondazione Cascina Roccafranca. “Le Case del Quartiere sono state delle vere e proprie antenne sul territorio, sono luoghi in cui si costruisce e pensa la rigenerazione del territorio”.
Il dibattito ha lasciato poi spazio agli esperti, tecnici e amministratori locali di Torino con gli interventi di Valter Cavallaro, Giovanni Ferrero ed Emanuela Casula che hanno posto l’accento soprattutto sull’aspetto della ricostruzione del senso fiducia tra cittadini e amministrazione come vero motore del successo di Co-City.

E in Europa cosa si sta muovendo? Qual é la direzione che si sta prendendo per affrontare la complessità urbana? Ad introdurre il tema è stato Christian Iaione, UIA Expert Torino con i casi di Barcellona, Atene e Birmingham.
La costruzione di legami all’interno del quartiere partendo dalle fragilità delle persone più vulnerabili, come i migranti, è il filo rosso che lega le esperienze di Birmingham e Atene. A Birmingham, con il progetto USE-It,  – ha raccontato Nils Scheffler – è stato avviato un processo di rigenerazione di un quartiere ai margini della città attraverso la costruzione di un ospedale che non solo ha garantito ai cittadini importanti servizi ma ad oggi vede impiegati migranti con un alto profilo medico favorendo così inclusione e integrazione sociale. Così come ad Atene – ha spiegato  Haris Biskos – la città ha cercato di far fronte alla crisi dei migranti attraverso iniziative e progetti che puntano sull’empowerment dei rifugiati (“Co-Athens“). Mentre Barcellona ha avviato un vero e proprio progetto contro la povertà urbana puntando sull’occupazione. Si tratta di esperienze che mettono in luce la necessità che i fondi e i programmi europei siano orientati maggiormente a sostenere la collaborazione civica nelle città.
A chiudere la prima parte dei lavori è stato l’assessore ai beni comuni di Torino, Marco Giusta.
“L’esperienza di Co-City rappresenta un recupero di potere da parte della cittadinanza, un esercizio di democrazia diretta che non va a sostituirsi all’amministrazione locale ma che ha favorito invece la nascita di nuovi paradigmi territoriali. Si conclude oggi – nella giornata di San Valentino – un progetto che ha permesso ai cittadini di innamorarsi nuovamente di Torino”.

Leggi anche il focus sulla seconda parte dei lavori