+Resilient

Azione pilota Anci e Comune di Brindisi di ricerca e sostegno al Laboratorio di Innovazione Urbana

Sono in corso le attività di ricerca-azione che Anci ha avviato con il Comune di Brindisi nell’ambito del progetto +Resilient (programma Interreg Med), in cui 14 partner provenienti da 8 Paesi dell’area Euro-Mediterranea stanno conducendo azioni pilota per sostenere reti di economia ad elevato impatto sociale. In particolare, l’intervento di Anci è orientato a monitorare e sostenere le attività del Laboratorio di Innovazione Urbana che nel 2019 il Comune ha attivato presso Palazzo Guerrieri.
Per alcuni mesi Anci affiancherà il Comune in un’attività di monitoraggio e valutazione delle politiche e dei processi attivati con l’obiettivo di produrre nuove conoscenze utili sia per il contesto locale che per il network di +Resilient. Grazie alla collaborazione col progetto “Valore Comune” di Ifel – Istituto per la Finanza e l’Economia Sociale, l’attività prevede inoltre momenti di confronto con altri comuni impegnati nella costruzione di politiche per favorire processi di innovazione sociale e rigenerazione urbana.
In una fase di grande difficoltà per le economie locali, quest’azione vuole offrire un contributo sul ruolo che i Comuni possono giocare nel promuovere percorsi sostenibili di sviluppo. Per produrre un’analisi multidimensionale, gli esperti stanno svolgendo sia analisi quantitative (tramite la raccolta di dati socio-economici territoriali) che interviste, focus group, osservazioni partecipanti, studio di documenti. L’articolo è frutto della rielaborazione dei primi risultati del lavoro in corso.
Uno sguardo quantitativo su un contesto socio-economico fragile
Brindisi è caratterizzata da un contesto socio-economico problematico. Dal 1991 al 2019 i residenti sono scesi da 95.458 a 86.812 a causa della bassa natalità e del saldo migratorio negativo. Aumenta inoltre l’indice di vecchiaia: se nel 1991 ogni 100 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni erano presenti 50,9 over 65, nel 2019 ce ne sono invece 174,5. A causa della presenza del vasto polo petrolchimico ed energetico nato negli anni Cinquanta, già nel 1998 Brindisi rientrava fra i 45 Siti di Interesse Nazionale per la bonifica. Nonostante la tradizione industriale, nel 2018 il Sistema Locale del Lavoro brindisino era 36° su 44 SLL della regione Puglia per tasso di occupazione tra gli over 15 (33%, 44,6% in Italia) e 40° per persone di età tra  i 15 e i 74 anni in cerca di lavoro (19,3%, 10,6% in Italia). Nel periodo 2012-2017 l’ISTAT segnala inoltre una stagnazione dell’occupazione. Sul fronte giovanile la situazione appare critica. Nel 2017 più di un giovane su tre della provincia (il 35,14% dei 15-29 anni) non studia e non lavora (92ª su 107 province, secondo ANPAL) e il 26% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha solo la licenza media (106ª su 107 province, dati Openpolis – Con i Bambini). Sul fronte amministrativo, a gennaio 2020 il Comune ha approvato un piano di riequilibrio per evitare il dissesto finanziario. La riduzione dei tributi locali causata dal lockdown sanitario rende oggi i bilanci ancor più stretti.
Le strategie e le politiche attivate dal Laboratorio di Innovazione Urbana
Per far fronte ad un contesto così denso di problemi e fragilità sociali, lo staff del Laboratorio di Innovazione Urbana ed il Comune stanno lavorando su più fronti. In primis accrescendo le risorse finanziarie tramite bandi e accordi istituzionali. Inoltre si lavora alla mobilitazione di attori sociali già attivi e latenti, favorendone imprenditività ed apprendimento, oltre che il loro consolidamento intorno a luoghi e reti generative. Oltre che ad addensare risorse, il Laboratorio Urbano sta provando a favorire un ripensamento dei sentieri di sviluppo locale puntando su nuove vocazioni e su risorse endogene, più che sulla ripetizione del vecchio schema per cui occorreva attrarre grandi imprese dall’esterno e sviluppare l’indotto. Pur nella consapevolezza che molti dei progetti non sono ancora stati attivati, e che occorrerà dunque del tempo per valutarne gli effetti, è possibile dare conto del concreto funzionamento di alcune delle politiche locali.
Costruire una policentricità di luoghi generativi a partire dalla valorizzazione del patrimonio pubblico
Un primo tipo di politiche è orientato ad infrastrutturare il territorio di luoghi generativi diffusi, affidati ad imprese sociali, in cui sperimentare economie attente all’inclusione sociale e alla produzione culturale. Possiamo qui distinguere gli interventi in due tipi: le rigenerazioni già finanziate ma attivabili nel medio periodo, gli spazi riattivabili nel breve periodo.
Rispetto a questi ultimi, l’intervento più significativo è la riapertura di Palazzo Guerrieri nell’estate 2019. Oltre ad essere sede dello staff del Laboratorio di Innovazione Urbana e dunque luogo in cui alcune delle policy locali vengono disegnate, Palazzo Guerrieri è uno spazio aperto e condiviso in cui si promuove lavoro (con un coworking gratuito il primo anno), formazione e progettualità in rete. A fine 2020 e nel 2021, esso ospiterà inoltre un hub per l’accelerazione di imprese meridionali gestito da Invitalia-Infratel.
Con il programma Riusa Brindisi, associazioni e reti locali stanno invece facendo nascere una Casa della Musica in un ex-convento, uno spazio di formazione informale presso le ex Scuole Pie, un luogo per la sensibilizzazione ai temi dell’ambiente e della fruizione del territorio nei locali dell’antica Porta Mesagne. Con la policy Parchi Bene Comune, due parchi comunali vengono invece animati da una Cooperativa di Comunità e da un gruppo di giovani skaters. Grazie alle risorse del Fondo Innovazione Sociale, il Comune sta inoltre progettando l’apertura ed il rafforzamento di spazi co-gestiti fra servizi e cittadini per contrastare l’abbandono scolastico.
Quattro sentieri di sviluppo locale per le nuove imprese
Un secondo tipo di politiche fa leva sull’attivazione ed accompagnamento di progetti imprenditoriali slegati dal patrimonio pubblico. Il dispositivo centrale è il bando Laboratorio di Innovazione Urbana che tra novembre 2019 e maggio 2020 ha selezionato 22 progetti per un totale di 72 persone coinvolte (età media 39,15 anni). Dall’analisi delle progettualità selezionate sembrano emergere quattro sentieri di sviluppo per il territorio brindisino.
Il primo mira alla crescita di filiere produttive legate alle risorse locali: c’è chi progetta la produzione di pregiati fertilizzanti per l’agricoltura ricavati dall’humus di lombrico, chi cozze ed ostriche, chi il primo amaro derivato dal Carciofo brindisino IGP, chi l’utilizzo di stampanti 3D per produrre piccoli edifici eco-sostenibili, etc. Il secondo riguarda l’investimento sul welfare e l’inclusione sociale. Nasce così il primo orto sociale della città in un terreno confiscato alla criminalità. C’è inoltre chi progetta di rafforzare il trasporto scolastico nelle periferie, chi un cohousing per anziani, chi di includere i disabili attraverso lo sport ed il lavoro, etc.
La terza via è invece orientata alla tutela dell’ambiente.
È il caso dei ciclobox da installare in città per facilitare l’uso della bici, della rete di sensori che monitorano in tempo reale la qualità dell’aria, della coltivazione di canapa per bonificare i terreni inquinati, degli arredi urbani da produrre con la plastica altrimenti da smaltire, etc. La quarta strada è quella della
valorizzazione del capitale culturale e simbolico brindisino. Progetti che promuovono una diversa fruizione ed immagine del territorio inventando ad esempio esperienze su barca per valorizzare il patrimonio costiero o con la realtà virtuale per conoscere i monumenti storici, interventi di street art, la messa in rete dell’offerta turistica innovativa, etc.

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