Scuola

Assessori Istruzione: “Pronti al confronto ma servono regole sostenibili e tempi rapidi”

Disponibilità al confronto con la cabina di regia del Ministero Istruzione sulle linee guida del Comitato Tecnico Scientifico, accompagnata però dalla consapevolezza del poco tempo a disposizione per definire un impianto di regole sostenibile da parte dei Comuni e delle istituzioni scolastiche. Mentre appare necessario prevedere personale adeguato alle nuove esigenze e risorse congrue per adeguare gli spazi scolastici. E’ la linea che accomuna gli assessori all’Istruzione dei Comuni più grandi che hanno preso parte ieri alla Commissione Istruzione in videoconferenza sull’organizzazione dei centri estivi e sulla ripresa della scuola a settembre.
“Accogliamo con interesse le misure di semplificazione nel DL scuola che permettono ai sindaci semplificazione degli appalti, ma con quali risorse si potranno e dovranno adeguare le strutture?”, si chiede l’assessore di Milano Laura Galimberti. Per la quale in questa fase “vengono al pettine nodi irrisolti soprattutto sulle scuole dell’infanzia, su cui i Comuni continuano a investire, in maniera suppletiva, sui più piccoli, per aiutarli a crescere e per aiutare la conciliazione nella vita delle famiglie”. A suo parere il rischio enorme di scarse risorse per la scuola è che si accrescano differenze, tra chi ha risorse e chi non le ha, tra nord e sud, tra centro e periferia. Altro tema centrale è quello del tempo, che “non è una variabile indipendente: i 150 milioni promessi per i centri estivi devono arrivare subito ai Comuni sotto forma di contributi, altrimenti non si riuscirà a fare le progettazioni e a partire nelle condizioni stabilite”, evidenzia.
Auspicabile il confronto anche per Antonietta Di Martino, assessore del Comune di Torino. In ogni caso le misure che saranno messe a punto in seno alla Task force del Ministro “dovranno avere le caratteristiche di fattibilità e di sostenibilità. Per questo mi auguro che il confronto non sia soltanto un ascolto ma una vera collaborazione fattiva. L’impianto delle regole – sottolinea – dovrà essere costruito insieme a chi lo dovrà poi applicare, cioè i Comuni e le istituzioni scolastiche”. Poi vi sono anche i due nodi centrali e collegati degli spazi da predisporre e del personale aggiuntivo: “Non ha senso mettersi a cercare nuovi spazi se non c’è la disponibilità del personale che li dovrà gestire”, osserva.

Anche per l’assessore al Comune di Palermo Giovanna Marano “per garantire la riapertura delle scuole e dei servizi educativi servono sinergia e cooperazione straordinarie tra istituzioni scolastiche e Comuni”. Il tutto “coniugando diritto alla salute e quello alla crescita e allo studio ed evitando scorciatoie e indicazioni che creano confusione tra gli operatori”. Per definire questo quadro le risorse hanno un ruolo chiave, ma “servono anche interventi territoriali differenti per ricucire i tanti divari presenti tra Nord e Sud che il Miur conosce bene. Uno fra tutti – evidenzia Marano – il modello orario fissato per il primo ciclo del Sud a 27 ore, mentre quello del Nord è di 36/40”.
“I nostri Comuni avranno una prospettiva futura solo se garantiremo una scuola di qualità. Per questo è fondamentale che si torni a settembre a scuola e che si torni a far lezione in presenza”, sottolinea l’assessore al Comune di Bari Paola Romano. Ma perché ciò avvenga vanno sciolti tre nodi: le assunzioni degli insegnanti: “non possiamo avere più classi ‘pollaio’ e sarà importante comprendere le nuove assunzioni di docenti e personale Ata, così come le possibilità date ai Comuni di assumere educatori e insegnanti per l’infanzia paritaria”, osserva Romano. Vi è poi la questione dell’edilizia scolastica e quella centrale delle risorse. Su questo punto l’assessore barese ricorda: “dalle nostre previsioni i servizi mensa, trasporto e assistenza specialistica oltre tutti i dpi per le gestione 0-6 comunale comporteranno un aumento di spesa e sarà fondamentale supportare i comuni in questi aumenti altrimenti si corre il rischio di chiedere ai nostri concittadini tariffe esorbitanti”. “Sono assolutamente a favore della riapertura delle scuole in presenza a settembre nel rispetto delle norme di sicurezza, ma ci devono essere regole fattibili”, evidenzia da parte sua Anna Maria Palmieri, assessore all’Istruzione del Comune di Napoli. “L’incidenza delle regole previste dall’ultimo Cts potrebbe essere estremamente seria se il ministero non intende investire – dovrebbe farlo da subito – in personale e costi edilizia”, osserva. “Se da un lato le scuole non possono inventarsi nuovi spazi, dall’altro i Comuni non possono inventarsi adeguamenti alle norme di spazi esterni che devono rispettare le stesse regole di sicurezza delle aule”, aggiunge Palmieri. Per questo vorrei che “il ministero facesse un’approfondita riflessione sull’applicabilità reale della misura per cui il Comune può fare progetti didattici in altri luoghi, che diventano luoghi scuola come gli altri, e sulla responsabilità dei sindaci che non hanno la bacchetta magica”.

“La riorganizzazione dell’intero sistema educativo e scolastico comporterà un importante incremento dei costi a carico dei Comuni e Città Metropolitane, su cui sarà necessario il sostegno fondamentale di Governo e Regioni”, dichiara l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale di Roma Capitale Veronica Mammì. “Saranno fondamentali adeguate misure per attuare la riorganizzazione, a partire dal reperimento di personale scolastico per il quale su enti come Roma Capitale gravano vincoli normativi alla spesa per il lavoro flessibile, che oggi impedirebbero il reclutamento di nuove insegnanti ed educatrici imprescindibili per le esigenze del distanziamento, nonché per la riorganizzazione di strutture e spazi con tutte le misure di sicurezza”. In questo quadro, gravoso per tutti, Roma Capitale rappresenta un unicum per dimensioni e numeri: il comparto comunale 0/6 coinvolge quasi 53 mila alunni su più di 500 nidi e scuole dell’infanzia, a cui si aggiunge il comparto 6/14 statale che insiste sulla città con più di 200 mila alunni che usufruiscono di strutture e dei servizi educativi correlati di Roma Capitale”, conclude Mammì. Infine, l’assessore all’istruzione di Trieste, Angela Brandi, auspica che sui centri estivi “arrivino maggiori stanziamenti rispetto a 150 milioni di euro previsti dal governo. Si tratta di una somma che divisa per tutti i comuni italiani potrebbe risultare quasi ininfluente rispetto alla spesa che i Comuni devono mettere in campo per l’attivazione di questo servizio. Inoltre – aggiunge la Brandi – mi aspetto linee guida veloci per il segmento 0-3 anche se la regione Friuli Venezia Giulia ha preceduto il governo nazionale attivando progetti sperimentali. Da noi – conclude l’assessore triestino – quella dei centri estivi per i più piccoli è una esigenza molto sentita e rappresenta una tradizione. E’ quindi necessario trovare soluzioni, soprattutto per i bambini più piccoli che vedranno i genitori tornare a lavorare ed è quindi importante che stiano in mani sicure”.