Beni comuni e innovazione sociale

Al ForumPA l’incontro Anci “Governare collaborando: i beni comuni oltre la fase di sperimentazione”

I nuovi percorsi di amministrazione condivisa nei Comuni disegnano la via italiana alla gestione collaborativa dei beni comuni, è necessario però che questi percorsi possano tradursi in pratica ordinaria di governo dei territori. E’ a partire da queste considerazioni che il capo dell’Ufficio studi dell’Anci, Paolo Testa ha aperto il confronto tra esperti, docenti e amministratori locali all’incontro “Governare Collaborando: i beni comuni oltre la fase di sperimentazione” che si è svolto il 16 maggio a Roma nell’ambito di ForumPa 2019. A prendere parte ai lavori, tra gli altri, Fabio Giglioni, docente di diritto amministrativo all’Università La Sapienza di Roma e rappresentante di Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà, Annalisa Gramigna della Fondazione Ifel, Giovanni Pennetta di LabGov – LABoratorio per la GOVernance dei beni comuni e Massimo Allulli dell’ufficio studi dell’Anci.
L’incontro, inquadrato nel progetto Interreg Med +Resilient di cui è stato il policy assessment meeting, ha consentito di evidenziare le possibili sinergie tra il progetto e il tavolo di lavoro Anci sui beni comuni, a partire dalle potenzialità derivanti dalla gestione collaborativa per lo sviluppo delle comunità e il miglioramento dei servizi pubblici. In questo quadro è stata presentata la ricerca condotta nell’ambito di +Resilient, che tramite tre visite di studio ha consentito di mettere a confronto casi significativi di innovazione sociale come i FabLab di Barcelona Activa, il Community Hub Friche la Belle de Mai del Comune di Marsiglia e la policy “Quartiere Bene Comune” di Reggio Emilia.
Esperienze che stanno ridefinendo i rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini. E il nostro paese in questa direzione offre uno scenario di grande innovazione. Tra regolamenti comunali sulla gestione condivisa dei beni comuni, ai patti di collaborazione o sussidiarietà, come alcuni Comuni li hanno definiti, i partecipanti al tavolo hanno manifestato la necessità di definire un quadro unico di regole che possa ricomprendere le diverse esperienze in campo per andare oltre la sperimentazione.
“Nel campo della governance collaborativa – ha precisato Giglioni – con il Regolamento sui beni comuni si è provato a costruire delle regole partendo dalla sperimentazione. Il valore aggiunto del regolamento è quello di aver dato spazio all’informalità e alla creatività sociale. Ma per dare sostanza e gambe a questa sperimentazione è necessario il favor dell’amministrazione in termini di infrastrutturazione e sostegno”.
Il meccanismo del favor – secondo Annalisa Gramigna – va tradotto nel coinvolgimento di tutti gli attori locali, comprese le grandi imprese e le fondazioni bancarie, in un ‘patto generativo’ del territorio di cui il Comune sia il catalizzatore. In questa direzione bisogna allargare, rendere flessibile il concetto di beni comuni che non riguarda unicamente esperienze di rigenerazione urbana ma si apre anche al tema delle infrastrutture sociali (scuole, ospedali, beni culturali e housing sociale), come evidenziato da Giovanni Pennetta.
Emerge come la vera sfida delle amministrazioni oggi sia quella della collaborazione con i cittadini, una sfida che richiede, in primis, formazione di dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione nonché degli stessi cittadini in un quadro di regole certe.

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